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La legge di stabilità 2016? Non tutto quel che prescrive piace al sindaco Yuri Santagostino. Infatti trova che uno dei suoi maggiori limiti sta nell’introduzione di restrizioni al turnover dei dipendenti pubblici essendo stato fissata al 25%, ossia che l’ente locale può assumere un dipendente ogni quattro che vanno in pensione. In questa nota che pubblico il sindaco traccia un parallelo fra le disposizioni della legge e la situazione del Comune che si ritrova con un organico inferiore alle sue esigenze.
Cornaredo ha 90 dipendenti, tra questi 18 agenti di polizia locale e 8 educatrici dell’asilo nido. Oggi gli operai comunali sono 3, mentre quindici anni fa erano una decina. Questi numeri raccontano di come la macchina comunale, rispetto ai servizi che eroga, sia davvero sottodimensionata in termini di risorse umane.

Comuni delle dimensioni di Cornaredo hanno almeno una decina di dipendenti in più ed è ovviamente difficile in casi come questo che la pubblica amministrazione sia pienamente efficiente visto che tutto ricade su un numero esiguo di dipendenti.

Quali servizi verranno offerti in futuro ai cittadini se i dipendenti si ridurranno? Se da un lato ci sono servizi, valutando costi e benefici, che potrebbero essere esternalizzati (penso al servizio ai servizi cimiteriali e la gestione dei nidi per esempio), ce ne sono altri che qualificano il Comune nel rapporto con i cittadini come ad esempio il servizio tributi, l’anagrafe, i lavori pubblici e l’urbanistica che non è plausibile pensare di non gestire internamente.
Non la trovo una prospettiva auspicabile: per i cittadini, per i dipendenti stessi che rimangono moltiplicando gli sforzi (il contratto collettivo è fermo da anni e sono bloccate le progressioni verticali) ma anche per la storia dei Comuni. Svuotare i Comuni dei propri dipendenti equivale a svuotarli del ruolo fondamentale che hanno nell’architettura istituzionale del nostro Paese.

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