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La tradizione è salva, nonostante tutto. Il sindaco Angelo Cipriani, pur constatando che la combustione in loco di biomasse legnose genera inquinamento atmosferico, ha ordinato in via eccezionale l’accensione del falò. E così è stata data la facoltà di organizzare, sotto il diretto controllo dell’amministrazione comunale, un solo e unico falò all’interno dell’area prospiciente al cimitero di via Magenta per domenica 17. Rimane per contro il divieto di bruciare all’aperto i residui colturali derivanti da attività agricole e forestali (fogliame, stoppie, sterpaglie e simili), da pulizia di parchi, giardini, aree boscate e verdi, che dovranno invece essere regolarmente conferiti al centro di raccolta comunale di via Colombo. Per i trasgressori sanzioni sino a 300 euro.

Una misura che, dando un colpo alla botte e un altro al cerchio, salva capra e cavoli.  Del resto l’accensione del falò è un evento eccezionale e per di più l’avvenimento è proprio delle tradizioni popolari, anche centenarie, valide in tutte le province lombarde, dal periodo di sant’Omobono fino ai giorni della Merla e oltre. Sarebbe forse troppo cancellare la tradizione quando nei Comuni viciniori è ammesso. Un modo dunque per ridare pieno valore alla vita sociale, culturale e religiosa della comunità. Con l’ordinanza sindacale si è inteso riconoscere l’alto valore della tradizione con la precisazione che l’evento rappresenta l’unica eccezione al divieto di combustione all’aperto, che rimane in vigore, nell’intento di sviluppare e stimolare uno spirito di aggregazione e un momento conviviale, nonché contenere le fonti inquinanti, mediante la partecipazione dei cittadini che potranno contribuire alla realizzazione di un falò pubblico portando nel luogo stabilito il solo materiale autorizzato.

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