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Un’altra udienza serrata quella che è andata in scena ieri all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano in cui fra gli imputati v’è l’ex sindaco Alfredo Celeste. L’avvocato Giorgio Bonamassa, che assiste l’ex primo cittadino nel processo, ha provato a smontare anche nella seconda udienza il castello accusatorio. Bonamassa, che si ripromette di tenere banco per altre due udienze  (3 e 10 febbraio) si è concentrato sulla testimonianza dell’avvocato Guido Ranzani laddove aveva detto che l’imprenditore Bonfadini si era presentato nel 2009 al suo ufficio per proporgli, se avesse accettato un’alleanza con Celeste sindaco, la vicesindacatura e la trasformazione in edificabile del terreno prospiciente al cimitero che gli attribuiva la proprietà.

Il legale con un’incalzante ricostruzione dei fatti, basata sulle testimonianze di Adelio Pivetta, Marco Scalabra, Giulio Bonfadini e Massimo Garavaglia, ha dimostrato dal suo punto di vista che la sua versione non corrisponde alla verità. Anzitutto, a suo dire, l’imprenditore Bonfadini, al contrario da quanto affermato da Ranzani, ha continuato ad avvalersi delle sue prestazioni professionali di avvocato sino al 2011, mentre lui aveva dichiarato che i rapporti si erano interrotti nel 2009 in occasione della “proposta indecente”. Poi al contrario da quanto sostenuto da Ranzani ha continuato, stando all’arringa di Bonamassa, a fare politica oltre il 18 marzo 2009 tant’è che voleva fare una lista con l’Udc, ma ha desistito solo quando è stato stoppato dai vertici della Lega nord. Ranzani, inoltre, aveva detto che essendo rimasto schifato dalla politica se n’era uscito senza rimpianti. Ma Bonamassa ha messo in risalto che era talmente schivato da presentarsi addirittura in municipio, in compagnia del coadiuvato re don Andrea, quand’era Celeste sindaco, per chiedere un contributo per la società sportiva oratoriana di cui era il punto di riferimento. Infine l’avvocato ha sottolineato che il terreno in questione essendo stato nel 2006 oggetto di un’osservazione votata in aula anche da Celeste, che allora era consigliere comunale, non poteva non conoscere la proprietà così come lo stesso Ranzani, che era anche lui consigliere. Bonamassa ha poi sottolineato in senso paradossale e ironico che la riorganizzazione degli uffici comunali era talmente funzionale a consumare atti corruttivi che la commissione straordinaria l’ha confermata. Infine sulla nomina dell’architetto Giancarlo Quartieri ha rilevato che era stato nominato sulla base dell’articolo 110 del Testo unico per cui il suo contratto non era di natura privatistica, come sostenuto nell’accusa, ma di natura pubblica.

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