Enrico Bodini (Pd) è un fiume in piena e non perdona una ai tre dissidenti Biagio Di Maio, Danilo Portaluppi e Massimiliano Bianchi. Stavolta la sua attenzione è concentrata sulle questioni irrisolte del palazzetto dello sport “M. Bongiorno”. E in questa nota che pubblico, Bodini si produce in un’analisi volta a demolire punto per punto le prese pubbliche di posizioni dei dissidenti.
Il gruppo autonomo dei tre consiglieri dissidenti continua a sostenere di aver avuto “la volontà di collaborazione e apertura di un nuovo dialogo con il sindaco” e si dice sorpreso delle sue dimissioni: “ha preferito dimettersi piuttosto che giungere ad un collaborativo accordo”. Ma, oltre alla loro dichiarata richiesta: “l’entrata in giunta di un soggetto con noi condiviso”, su dove si doveva trovare l’accordo? In realtà, come si è visto nelle precedenti note, i disaccordi politico-amministrativi si sono rivelati inconsistenti.
Si continua con l’elenco degli altri punti, a loro parere, critici da affrontare: “Per non essere considerati dissidenti saremmo dovuti rimanere immobili a guardare” e segue una serie di questioni amministrative che sto esaminando in queste note una per una per dimostrare anche qui la loro inconsistenza ed il pressappochismo del gruppo che le elenca solamente, senza un minimo di precisazione.
In questa nota parlerò delle presunte “questioni irrisolte del palazzetto dello sport” e nei prossimi giorni delle altre.
Questa amministrazione ha “ereditato” nel 2012 questa struttura già inaugurata ma certamente non finita e non collaudata. L’impostazione di questo centro sportivo deriva da un ripensamento del progetto iniziale, dopo la sua approvazione, da parte del sindaco di allora che, dopo aver previsto un palazzetto simile al vicino Palapertini della scuola superiore, ha aggiunto una più valida struttura con piscina coperta e palestre per fitness. È quindi un impianto sportivo ibrido e le complicazioni di gestione derivano, a mio parere, proprio da questa tipologia di utilizzi diversi fra di loro. Comunque l’appalto per la gestione è stato fatto per l’intero centro sportivo, alle condizioni individuate nel bando di gara dall’allora assessorato allo sport. La gara fu fatta e la gestione fu affidata ad uno specialista di impianti natatori che naturalmente ha privilegiato la parte “piscina” rispetto a quella del palazzetto, rimasto a lungo inutilizzato.
L’amministrazione comunale, di fronte all’inerzia del conduttore e della domanda di utilizzo delle società sportive locali, si è fatta carico di prevedere una gestione alternativa del palazzetto, stralciandolo dal contratto originario, ma le condizioni poste dal gestore erano inaccettabili (limiti al tipo di attività da svolgere nel palazzetto che non dovevano essere in concorrenza con quelle delle palestre fitness).
Ora l’attività del centro sportivo prosegue alle condizioni contrattuali poste nel bando di gara e la struttura è in via di collaudo finale, dopo le difficoltà finanziarie dell’impresa costruttrice a terminare i lavori che comunque non inficiano l’uso del centro sportivo, palazzetto compreso. Rimangono da definire i lavori fatti direttamente dal gestore che ha sostituito il costruttore in alcuni interventi essenziali per consentire la funzionalità dell’impianto e che verranno compensati con i canoni di affitto e rimborsati dal costruttore, ma sono aspetti tecnici che attengono alla parte gestionale del Comune (i capisettore).
Quali sono dunque le questioni irrisolte del palazzetto dello sport? Alla loro esposizione da parte del gruppo autonomo, mi impegno a dare una risposta.