Mai adagio più indovinato quello che recita “Chi si loda s’imbroda”. Sì, quello che è andato in scena nel consiglio comunale del 30 novembre scorso fotografa perfettamente la situazione. Infatti l’assessore Daniela Calvanese si è lasciata andare in affermazioni che non sono piaciute per niente alla Rsu che ha scritto a segretario, sindaco e giunta per chiederne conto. Calvanese, stando alla presa di posizione delle Rsu, in riferimento al personale ha sostenuto letteralmente che “quando ho preso l’assessorato scrivevano a mano”. Troppo per i suoi gusti che ha sollecitato l’assessore a “dare spiegazioni nel prossimo consiglio comunale dell’affermazione avvenuta, poiché è inaccettabile che un amministratore, soltanto per vantare la sua operatività discrediti l’immagine pubblica di un’organizzazione che certamente non attendeva il suo arrivo per raggiungere livelli di scolarizzazione minima”. Un durissimo atto d’accusa che sconfessa pubblicamente la pretesa e vantata attività dell’assessore Calvanese. La vicenda, aldilà della plateale contestazione della Rsu, è destinata ugualmente ad approdare in consiglio comunale per via dell’interpellanza di Dario Ceniti (FdI). Insomma diventa di dominio pubblico la sconcertante gaffe dell’assessore. “Sono affermazioni pesanti e irrispettose -puntualizza Ceniti– nei confronti di dipendenti comunali da parte dell’assessore Calvanese, che non ha certo brillato in questi due anni per capacità. Tutti i lavoratori vanno rispettati, per cui dovrebbe avere l’umiltà di chiedere scusa o almeno chiarire le sue affermazioni. Ci aspettiamo un intervento duro e deciso da parte del sindaco Santagostino, che faccia rientrare l’assessore nell’ambito della correttezza istituzionale. La Rsu nel suo comunicato è stata molto chiara nel giudizio e su quanto programmato dell’assessore, facendo capire in modo netto che nessun apporto c’è stato da parte di quest’ultimo. Gli uffici a cui l’assessore fa riferimento sono composti da personale competente e preparato, se l’assessorato è efficiente è grazie solo a questo e non ad altro”.