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Mano pesante del Pm Giuseppe D’Amico nella requisitoria finale sui fatti in cui era imputato anche l’ex sindaco. Ha richiesto infatti condanne pesanti per tutti gli imputati che a vario titolo risultavano  coinvolti nel processo. Ha richiesto 17 anni per Eugenio Costantino per tutta una serie di reati, 10 anni per l’ex assessore Domenico Zambetti per voto di scambio, 6 anni e 4.000 euro di multa ad Ambrogio Crespi, 8 anni per Ciro Simonti, 6 anni e 6 mesi per Marco Scalambra e infine 3 anni e 6 mesi  per Alfredo Celeste, a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche. Per quanto riguarda l’ex primo cittadino, il Pm ha ammesso che non c’è prova che conoscesse Costantino sotto la veste di ‘ndranghetista  e che non ha fatto alcuna promessa in modo diretto, ma -ha desunto- per interposta persona, ovvero attraverso Scalambra.
Secondo il Pm le promesse sarebbero state fatte da Celeste non più per diventare senatore, ma per garantirsi il consenso politico e il potere. Il tutto, secondo D’Amico, perché l’ex sindaco sapeva che Costantino e Scalambra erano grandi collettori di voti, ma non ha indicato come e quando avrebbero dato prova di disporre di un così consistente pacchetto di suffragi. In ogni caso per il Pm la promessa c’è stata in quanto l’ha detto Costantino, il quale è credibile in quanto l’infermità non gli ha offuscato la mente. Tuttavia  ha riconosciuto a Celeste di aver fatto anche cose buone: la multa di 3,2 milioni alla Tav, il regolamento per le sale gioco e altro ancora. Proprio la multa alla Tav ha indotto il Pm a chiedere il verbale della deposizione in occasione di un’udienza del processo dell’assessore regionale Massimo Garavaglia, dell’ex vicesindaco Adelio Pivetta e dell’ex sindaco Celeste. Ma curiosamente in sede di audizioni era stata respinta la richiesta di confronto avanzata dalla difesa. Mentre ora non è da escludere che venga invece aperto un fascicolo a carico di Garavaglia. Per quanto concerne Scalambra, il Pm l’ha descritto come un’autentica eminenza grigia che faceva il bello e cattivo tempo negli uffici comunali. Un interrogativo resta, dopo la requisitoria: se Celeste non sapeva nulla dell’appartenenza di Costantino alla ‘ndrangheta e se non ha mai adempiuto alle promesse, perché è stato sciolto il Comune per infiltrazioni malavitose?

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