L’arcivescovo Angelo Scola ha fissato per il prossimo 4 febbraio la visita pastorale al decanato a cui appartiene la parrocchia cornaredese. L’evento è stato comunicato in parrocchia dal decano don Giuseppe Vegezzi con questa nota che pubblico.
Il cardinale arcivescovo Angelo Scola ha deciso di compiere la “visita pastorale” a tutti i decanati della Diocesi e da noi sarà presente il prossimo 4 febbraio. Così si esprime nel decreto di indizione della visita: “… riconosco come un dovere ineludibile per il pastore diocesano quello di compiere una seria e fruttuosa verifica di come la comunità diocesana ha accolto quello che è stato proposto da magistero del vescovo aprendo le singole comunità cristiane al riconoscimento e all’assunzione dei passi ulteriori che sono richiesti”.
Inoltre il vescovo si propone di vivere la visita pastorale come “un’espressione privilegiata della cura dell’arcivescovo che si rende presente per esercitare, assieme ai suoi collaboratori, la propria responsabilità nel convocare, guidare, incoraggiare e consolare il popolo santo di Dio che gli è stato affidato“. Da qui l’invito a ognuno “a offrire il proprio contributo riflettendo e rispondendo alle seguenti domande, tenendo presente la propria esperienza a secondo del servizio specifico che ciascuno svolge nella propria chiesa locale, così da arricchire la presentazione che farò al vescovo del nostro territorio e nello stesso tempo di rendere significativo il dibattito che ne seguirà con l’arcivescovo stesso a cui tutti siamo invitati”.
Inoltre il vescovo si propone di vivere la visita pastorale come “un’espressione privilegiata della cura dell’arcivescovo che si rende presente per esercitare, assieme ai suoi collaboratori, la propria responsabilità nel convocare, guidare, incoraggiare e consolare il popolo santo di Dio che gli è stato affidato“. Da qui l’invito a ognuno “a offrire il proprio contributo riflettendo e rispondendo alle seguenti domande, tenendo presente la propria esperienza a secondo del servizio specifico che ciascuno svolge nella propria chiesa locale, così da arricchire la presentazione che farò al vescovo del nostro territorio e nello stesso tempo di rendere significativo il dibattito che ne seguirà con l’arcivescovo stesso a cui tutti siamo invitati”.
1. Come descriveresti al vescovo il volto della tua comunità alla luce dei 4 pilastri della vita cristiana indicati negli atti: formazione; fraternità-comunione; preghiera; missionarietà?
2. Le nostre comunità hanno una straordinaria capacità di promuovere iniziative e servizi a diversi livelli. Ma, domandiamoci: queste nostre attività, di importanza indubbia, incidono in maniera determinante sul modo di concepire la vita nei suoi aspetti fondamentali?
Le nostre iniziative educano al pensiero e ai sentimenti Cristo?
Le nostre celebrazioni liturgiche plasmano le scelte della vita quotidiana?
È decisivo il cammino che stiamo compiendo riguardo agli itinerari della iniziazione cristiana e dell’educazione dei ragazzi e dei giovani fino ad arrivare alla età adulta: come si sta attuando nella
comunità il nuovo percorso di iniziazione cristiana e quanto è significativa per i nostri giovani la proposta della pastorale giovanile diocesana?
3. Nelle nostre parrocchie l’impegno per la carità è veramente ampio e fortemente qualificato. Il linguaggio della carità è senza dubbio quello che ogni uomo e ogni donna comprende immediatamente, qualunque sia il suo orientamento di vita. La carità porta con sé un preciso modo di guardare alla vita, genera cultura. La nostra Caritas è strumento educante di tutta la
comunità ad avere “un cuor solo ed un’anima sola”, oppure è solo l’espressione di uno stile caritatevole personale? Il nostro modo di “fare la carità” esprime veramente una visione della persona alla luce della rivelazione dell’amore nella pasqua di Cristo?
4. “Nel frangente storico di passaggio che siamo chiamati a vivere, riusciamo a capire da tanti segni che un’epoca è irrimediabilmente finita e ci lascia incerti di fronte al futuro. “Ora che succede?” è il drammatico interrogativo che si impone. Usciamo ad annunciare Gesù. Percorriamo con umile franchezza e coraggio le vie del mondo, ricchi solo della quotidiana compagnia di Gesù e della sua
Chiesa. Senza pretese, liberi dall’esito. Noi vogliamo solo amare e sentire come Cristo e pensare Lui attraverso tutte le circostanze e i rapporti della nostra esistenza per il bene nostro e di tutta la famiglia umana.”
Questa è la conclusione della lettera pastorale del nostro arcivescovo: la nostra comunità è pronta ad uscire per annunciare Gesù?
La trasformazione di tante realtà del nostro decanato in “pastorale d’insieme”, Unità pastorali” e “Comunità pastorali” sono davvero un aiuto per essere una chiesa missionaria? Quali le potenzialità e quali le difficoltà?
Le nostre comunità sono realtà fortemente radicate nella tradizione; come abbiamo cercato di aiutare la fede della nostra gente a passare da convenzione a convinzione, valorizzando la tradizione e aprendola alle nuove situazioni e cambiamenti?
5. Cosa le piacerebbe chiedere al suo vescovo che viene in visita pastorale?
Con la consapevolezza di chiedere una seria riflessione, ma con la certezza che lo Spirito Santo non lascerà mancare a nessuno il suo Soffio di vita, attendo di incontrarvi per condividere con voi questa passione per la nostra amata chiesa.
Una richiesta: se gli interventi fossero anche riassunti in un breve scritto da lasciarmi vene sarei molto grato.
Grazie per l’attenzione e buona riflessione.
