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Colpo di scena al processo in cui è fra gli altri è coinvolto l’ex assessore regionale Domenico Zambetti. I suoi legali nell’udienza di ieri hanno ricusato il presidente del collegio giudicante per via della sua partecipazione in un recente convegno in cui si parlava di mafia al Nord che, a loro giudizio, per la natura del processo  che sta presiedendo sarebbe stato opportuno non intervenire. La questione è stata rimessa alla Corte d’Appello, che dovrà presto pronunciarsi. Comunque l’udienza è andata avanti proprio con l’interrogatorio di Zambetti, il quale ha affermato che non conosceva di persona l’ex sindaco Alfredo Celeste e che in ogni caso non ha mai avuto rapporti con lui.
Ma la lunga deposizione è stata incentrata sui rapporti con Eugenio Costantino. Zambetti ha detto che i suoi guai sono incominciati con una lettera minatoria a opera di Costantino e soci con cui gli sono stati annunciati guai per la sua famiglia se non avesse aperto il portafoglio. Terrorizzato ha pagato 50.000 euro in due tranche, una di 20.000 euro e un’altra di 30.000 euro. Insomma, a suo dire, è rimasto vittima di un’estorsione a opera di un personaggio che, oggi, leggendo le carte, non era quello che si era immaginato. Eppoi Costantino si vantava continuamente. Zambetti ha anche detto che, dopo l’estorsione, ha cercato di evitare in tutti i modi Costantino che era insistente e voleva che gli trovasse un lavoro alla figlia Teresa, che peraltro gli era stata presentata da Fabrizio Garavaglia, che all’epoca dei fatti era il responsabile zonale della Nuova Democrazia Cristiana. L’ex consigliere regionale ha precisato che non ne sapeva nulla che Teresa avesse avuto in assegnazione dall’Aler la casa e che comunque non l’aveva raccomandata per il lavoro, ma solo che fosse chiamata a fare le selezioni.

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