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C’è voluto un anno e passa per decidersi, ma alla fine il Tribunale di Busto Arsizio ha emesso l’ordinanza. L’ex sindaco Alfredo Celestenon è candidabile, ma finché -sostiene la difesa- non c’è un verdetto definitivo nel processo in cui lo vede imputato l’ordinanza non ha efficacia applicativa. Il che fa sì che nulla osti che Celeste sia della partita nelle elezioni comunali d’autunno. Il giudice che ha deciso l’incandidabilità si è basato sulla relazione riservata della commissione d’inchiesta ed è giunto alla conclusione che l’ex sindaco stia in panchina per un turno. La difesa ha già annunciato reclamo e stavolta anche con le testimonianze dei dipendenti comunali che hanno escluso pressioni e infiltrazioni nell’attività amministrativa quando Celeste era sindaco.

“Il peccato di origine -afferma Celeste– rimane e si perpetua senza soluzione di continuità. Infatti si continua  con il copia e incolla della relazione riservata a cui si dà credito come se fosse un dogma e si ripetono gli errori e per di più si danno interprestazioni inverosimili di episodi che hanno tutt’altro significato, ma si piegano alla bisogna per dare forza logica alle proprie tesi. Non si tiene conto né delle decisioni del Tribunale di sorveglianza di Milano né tantomeno delle testimonianze dei dipendenti comunali che hanno smentito la relazione riservata. Ci si basa soltanto sulle carte e si va avanti per consumare ingiustizia su ingiustizia”.  E così adesso l’attenzione si sposta   pronunciamento del Consiglio di Stato sul commissariamento del Comune e sul verdetto del Tribunale di Milano dove Celeste è imputato e che arriveranno presumibilmente nel corso di quest’anno.

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