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Dicevo e pubblico questa nota del consigliere comunale Gabriele Fabris (In volo) in merito all’iniziativa di Lega Nord e Nuovo Centro Destra sul presepe. 
Vorrei esprimere la mia opinione in merito alla mozione presentata in consiglio comunale da Lega Nord e Nuovo Centro Destra sull’importanza delle tradizioni legate al Natale e in particolare al presepe come elemento della nostra cultura. Ritengo che l’apporto dato dal cristianesimo alla cultura occidentale nell’arco della storia debba essere riconosciuto e approfondito anche attraverso il mantenimento delle sue tradizioni. Sono pertanto favorevole alla presenza del presepe nella scuola, anzi ritengo ciò sia importante. Considero però inappropriato il metodo scelto da Lega Nord e Nuovo Centro Destra. Infatti, non è competenza del consiglio comunale prendere decisioni che impegnerebbero un istituto scolastico indipendente ad agire in una determinata maniera, ciò è illegittimo e privo di fondamento giuridico.

La scuola ha propri organi democratici di autogestione e consultazione che in autonomia definiscono progetti, programmi e iniziative. Se ad esempio una quantità rilevante di genitori ritengono bello e arricchente culturalmente per i propri figli la presenza del presepe nella scuola che questi frequentano, possono agire affinché la propria scuola si adoperi di conseguenza. Hanno ogni diritto di manifestare questa volontà e organizzare le iniziative con le insegnanti con cui condividono il compito educativo. L’amministrazione comunale, se vuole, nell’intera comunità può proporre iniziative per mettere in risalto l’importanza del presepe. In questo senso come consigliere comunale mi adopererò per sostenere la collaborazione di chi con passione mantiene viva questa tradizione. Ciò che è proposto da Lega Nord e Nuovo Centro Destra è invece tutt’altra cosa. Non è con un atto calato dall’alto che si può sostenere una tradizione che fa parte del nostro patrimonio culturale. È invece necessario recuperare freschezza e vitalità partendo proprio dalla comunità, dalla gente. È questa una questione di carattere generale che invita i cristiani e quindi anche me a riflettere sulle difficoltà di attrarre e affascinare alla vicenda di Gesù Cristo chi ci sta intorno. Fondamentalmente una tradizione mantiene la sua vivacità se rimane spontanea e sgorga dal cuore di chi la vive. Se per suo conto non riesce a rendere ragione della sua bellezza e non riesce a manifestarsi in luoghi che reputa importanti, vuol dire che lungo il cammino ha perso qualcosa di fondamentale. Una tradizione vive attraverso le persone, solo in questa maniera può mantenere la sua vitalità e il sentirsi parte di questa porta a volerla custodire e diffondere. Non spetta a un organo politico dare direttive, tra l’altro presso un istituto indipendente, per una consuetudine culturale se essa stessa non ha la forza di esprimersi attraverso chi ne incarna l’importanza e la bellezza. Se un ordinamento politico facesse ciò agirebbe in maniera ideologica sminuendo al tempo stesso l’importanza e la bellezza di questa tradizione che, per essenza, è qualcosa che genera stupore e lascia a bocca aperta per il solo fatto di esistere. Ha questo effetto prima di tutto in chi la incarna che grazie alla passione che lo abita riesce ad affascinare, coinvolgere e trasmetterne il fascino a chi incontra. Così facendo genera la voglia di diffonderla e accrescerla. Credo che l’importanza del presepe debba essere valorizzata, diffusa e trasmessa. Non condivido il metodo che vuole imporre e calare dall’alto una decisione poiché così facendo si sminuisce, si svuota di significato e si mortifica l’iniziativa di chi nelle scuole valorizza la bellezza, l’importanza, i valori e i contenuti culturali del presepe.  

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