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Si è sempre detto che il municipio è una “casa di vetro” e il consiglio comunale lo strumento per garantire la massima trasparenza e chiarezza, ma quando meno te lo aspetti succede l’imprevedibile. Sì, perchè, stando alla denuncia del Movimento 5 Stelle, il consiglio comunale si è rifiutato di dare semaforo verde alla proposta “Rispondi al cittadino” che avrebbe concorso a migliorare le relazioni tra amministratori e cittadini. Ecco la presa di posizione del M5S sul tema. ” Nell’ultimo consiglio comunale del 23 maggio il nostro gruppo ha portato la mozione denominata “Rispondi al cittadino” dove si chiedeva di dedicare, all’inizio di ogni consiglio, qualche minuto, a non più di 3 domande dei cittadini alla giunta comunale o al consiglio stesso. Le modalità sarebbero state le stesse delle interrogazioni dei consiglieri, quindi avrebbero dovuto essere depositate entro due giorni prima di ogni consiglio con l’indicazione del soggetto a cui si rivolgeva la domanda stessa.
Un sistema semplice che nei nostri intenti sarebbe servito ad avvicinare la cittadinanza alle istituzioni. Pur sapendo che un cittadino può parlare direttamente con gli assessori o con il sindaco nei loro orari di ricevimento, portare una questione in consiglio poteva avere una molteplice valenza positiva. Da un lato si dava pubblicità alla domanda del cittadino, altrimenti relegata a una richiesta fatta ‘in privato’ e a cui assessori o sindaco possono rispondere in qualsiasi modo non essendo in seduta pubblica. Dall’altro si poteva alimentare un dibattito su proposte o problemi provenienti direttamente dai cittadini. Infine, cosa non meno importante, si portava un po’ di attenzione, e magari partecipazione in più, ai consigli comunali che vedono purtroppo tra il pubblico sempre le stesse facce. La cosa più demoralizzante sono state le dichiarazioni di voto dei consiglieri (tutti contrari alla nostra mozione a parte l’ex sindaco Monica Gibillini favorevole) per “giustificare” la loro contrarietà a una cosa che, evidentemente, intimorisce e mette d’accordo quasi tutti. Si va da quelle meno strumentali e più in tema con l’argomento come la constatazione che sono già previsti nel Rrgolamento dei “consigli comunali aperti” e che quindi non serve altro ai cittadini (Capuano – Nuovo Centrodestra), forse dimenticandosi che i consigli comunali aperti sono ‘a tema’ e prevedono la richiesta da parte di almeno 5 consiglieri, e che quindi sono difficili da indire e che la trattazione di un unico tema esclude, di fatto, la possibilità di domande “scomode” da parte dei cittadini. Terrificante invece la risposta e le motivazioni del PD che, per bocca della consigliera Ferrari, adduce motivazioni assolutamente pretestuose per bocciare la partecipazione dei cittadini andando dall’impossibilità di decidere chi debba fare domande (un semplice ordine cronologico di presentazione) alla possibile durata oltre misura dei consigli (sebbene si potesse anche decidere di concentrare le domande in 30 minuti o anche 15 iniziali) all’ancor più pretestuosa domanda su chi, in consiglio, debba essere presente alle domande dei cittadini (tutti ovviamente!). La cosa che invece deve far riflettere i cittadini dell’intervento della consigliera del PD è la frase relativa alla logica secondo la quale i consiglieri sono eletti dai cittadini stessi e quindi sono gli unici deputati a rappresentarli, interpretare i loro bisogni, e portare avanti le loro istanze. Siamo al Medioevo politico. Visto che poi negli ultimi vent’anni la politica ha ampiamente dimostrato di non rispettare assolutamente i programmi elettorali che essi stessi scrivono, ciò significa che, una volta vinte le elezioni, si vuole avere carta bianca e fare letteralmente ciò che si vuole! Alla faccia della auto-proclamata giunta della partecipazione! Ma fateci il piacere almeno della minima decenza di non prenderci così spudoratamente per il c.!”

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