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La campagna elettorale rischia di infiammarsi più per casualità che per scelta dei contendenti. Sì, perchè una vecchia controversia fra l’assessore Renato Laviani e il candidato sindaco del controsinistra Yuri Santagostino si è composta per pura coincidenza nel cuore della campagna elettorale. I fatti. Il 7 maggio dell’anno scorso nel corso della seduta consiliare Santagostino, che era ed è consigliere comunale, nel criticare l’operato di Laviani ha usato espressioni e parole che l’assessore all’ambiente ha ritenuto diffamatorie e lesive alla propria onorabilità. Infatti il giorno dopo Laviani ha dato mandato a un legale per querelare Santagostino. La denuncia è andata avanti ed è approdata nei giorni scorsi davanti al giudice di pace di Rho. Ma il giudice, prendendo atto che la querela era stata ritirata, non ha dovuto emettere alcun verdetto. Qui però le versioni dei due contendenti sul ritiro della querela divergono diatralmente. Secondo Laviani il braccio di ferro si è risolto perchè Santagostino, previo risarcimento, ha conciliato, ma per quest’ultimo c’è stato solo un accordo che si è risolto nel semplice pagamento delle spese legali. “C’è stato -spiega Santagostino– un accordo e si è così chiusa la questione senza alcun pronunciamento del giudice. Non esiste alcun risarcimento e se qualcuno afferma questo non aderisce alla verità dei fatti. Del resto quando sono intervenuto in consiglio comunale né Laviani nè il presidente del consiglio comunale, che è del suo stesso colore politico, hanno avuto da ridire sul tenore delle mie affermazioni. Il sipario che ora è calato ha posto fine alla querelle”. Ma Laviani smentisce seccamente la versione di Santagostino. “Perchè mai -puntualizza Laviani– avrei rimesso la querela se non fossi stato risarcito? Mi spiace, ma Santagostino, sarà per la giovane età, sarà che in campagna elettorale non gli giova la pubblicità dell’episodio, ha accettato di risarcirmi per scongiurare che venisse condannato. Non è il massimo che Santagostino non dica il vero ed è preoccupante che voglia fare il sindaco con questa spada di Damocle sulla testa. Poi il fatto che nella circostanza abbia usato parole non proprio ortodosse nei miei confronti non depone bene sul ruolo che aspira di ricoprire, poiché da sindaco trovandosi a prendere tante decisioni potrebbe perdere la misura ed esternare come ha fatto con me”.

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