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Come volevasi dimostrare. Sì, il “caso Bona” si è (per ora) risolto a tarallucci e vino. Del resto non poteva che finire così, poiché per come le liste civiche si erano mosse sulla vicenda sarebbe stato molto improbabile che il sindaco Giancarlo Lonati potesse revocare le deleghe all’assessora Bona e il Pd prendesse il toro per le corna. Né l’uno né l’altro, visto anche che i numeri non mettono in discussione la stabilità della maggioranza, se la sono sentita di prendersi la responsabilità di mettere alla porta l’assessora. D’altra parte, perché cacciare Bona quando nessun altro assessore ha brillato per efficacia e intraprendenza? E già, la vera soluzione sarebbe stata quella di azzerare la giunta, visto che a quasi un anno dall’insediamento più che galleggiare non è riuscita a fare essendo rimasta imbrigliata nelle spire dell’apparato burocratico-amministrativo. Si sa che quando una giunta dipende in tutto e per tutto dalla burocrazia non combina nulla se non l’ordinaria amministrazione per la quale non sarebbe stato necessario scomodare i cittadini per votare. Ma sarebbe stato chiedere troppo sia al sindaco che vuole garantirsi cinque anni di mandato in tutta tranquillità (sennò perchè confermare per 2 anni i capisettori?) che al Pd di spingersi ad ammettere che qualcosa non va nell’esecutivo. Meglio sopravvivere che esplorare e realizzare il possibile. Tuttavia per quanto i numeri garantiscano la sopravvivenza della maggioranza è probabile che sindaco Lonati e Pd abbiano solo per il momento puntato i piedi per poi, magari approvato il bilancio, accontentare le liste civiche che chiedono la testa dell’assessore. Una sorta di soluzione dolce, chissà…. L’unica certezza è che le liste civiche ne escono male dalla vicenda avendola peraltro gestita in maniera dilettantesca. Ma gli altri partner non stanno meglio, visto che non se ne rendono conto dell’impalbabile azione amministrativa.

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