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Il denaro – si sa- non profuma, senza dover scomodare l’imperatore Vespasiano, ma a volte è meno inodore. Infatti, a dar retta al comunicato della commissione straordinaria, l’importo (circa 9.000 euro al mese, oltre ad alloggio, vitto e spese di viaggio) che percepisce legittamamente per il suo mandato è diversamente non profumato (naturalmente in senso figurato). Sì, perché l’organo in un comunicato fa sapere che “il ‘costo’ dei commissari, in base all’art. 1, c. 704, della legge 27 dicembre 2006 n° 296, sarà rimborsato integralmente dal Ministero dell’Interno per essere destinato a spese di investimento”, per cui -è questo il senso del suo messaggio- non è una spesa a carico della comunità sedrianese, mentre l’indennità degli ex amministratori (che erano 7 e non 3 come loro) sì. Un  originale sofisma per dematerializzare come per incanto l’indennità di funzione. Tuttavia è una distinzione puramente nominalistica che non riesce a nascondere la verità, cioè che il suo ‘costo’ resta, pur sempre, a carico della fiscalità generale così come quello dei passati amministratori aldilà del distinguo della richiamata legge. Infatti agli enti locali arrivano trasferimenti statali che vengono attinti dalla contribuzione generale, che servono anche a liquidare l’indennità degli amministratori. Dov’è, allora, la differenza? Non si capisce, poi, l’eccesso di sensibilità della commissione a emettere il comunicato, se è vero, come scritto nella determina n° 537 del 14 novembre scorso, che il compenso era stato determinato dal decreto prefettizio di nomina. Perché, allora, avvertire la necessità di precisare che la sua funzione non è un costo e quella dei rappresentanti del popolo farla indirettamente apparire come una spesa?

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