Il Pdl non c’è più, ma il collegio lombardo dei probiviri ha fatto in tempo a sentenziare sulla permanenza o meno di Alfredo Celeste nel partito. Infatti il collegio con data 4 novembre ha deliberato a maggioranza la sua sospensione dal Pdl e da ogni attività politica a tempo indeterminato e comunque sino alla definizine della vicenda penale. Tuttavia il collegio nell’esaminare il decreto di scioglimento del consiglio comunale ha evidenziato che al provvedimento non si può “dare il crisma della verità agli argomenti e alle prove dell’accusa”. Non solo. Il fatto che le indagini abbiano definito il Comune esposto a “potenziale rischio di infiltrazione mafiosa” è parso ai probiviri una “conferma della sensazione che in tutta la vicenda ci sono state evidente forzature”. “Si sa, infatti -si legge ancora nell’atto dei probiviri-, che tutta l’azione amministrativa è condizionata dall’impostazione della Procura nei procedimenti a carico di esponenti del Pdl ha mostrato qualche pregiuzio, specialmente in materia di provvedimenti cautelari”. “Ma -si legge ancora-, pur non volendo sminuire la gravità della vicenda e la ricaduta della stessa nel nostro elettorato” e perdipiù “attesa la cultura garantista del Pdl si ritiene opportuno ricorrere non alla sanzione dell’espulsione, ma delle sospensione dal Pdl e da ogni attività politica riferita al Pdl“. Ma con un partito che non c’è più qual è il senso della misura?
