Estate, ovvero vacanze e divertimento, ma anche momento di riflessione e di analisi introspettiva. Insomma un’occasione per ritrovare se stessi. Uno stimolo per meditare sul tema sulla scia del messaggio di don Antonio e don Giovanni.
Le vacanze sono anche, o almeno potrebbero essere, un periodo in cui riscoprire la propria umanità e perseguire la pace e la serenità interiori, un tempo per lo spirito, un’occasione per rispondere al desiderio autentico di trovare altrove un senso a ciò che si vive qui e ora, per comportarsi altrimenti in modo da tornare a condurre con consapevolezza un’esistenza divenuta stanca “routine”. Le vacanze possono essere davvero un’occasione di “alterità” positiva grazie alla quale gettiamo uno sguardo nuovo sulle abitudini – buone e cattive – assunte nei rapporti con gli altri e con la realtà circostante, uno sguardo non miope ma lungimirante, distaccato e insieme appassionato, uno sguardo che tende a diventare lo sguardo stesso di Dio.
E questo è possibile a partire da pochi e semplici gesti quotidiani: non si tratta di consacrare la vacanza a straordinarie imprese di solidarietà e altruismo, benemerite certo, ma minacciate a loro volta dal mito del fare e dell’apparire, oltre che dall’incostanza e dall’incoerenza dei comportamenti di ogni giorno “normale”. Si tratta piuttosto di apprendere l’arte di una compassione e solidarietà più quotidiane, attente al “prossimo” che ci sta accanto e che magari ci infastidisce, e non al “bisognoso” ideale che pensiamo sempre lontano da noi, con il quale siamo noi a decidere se, quando e come rapportarci. Un’arte, quella dell’abitare la “compagnia degli uomini in amicizia” (don Giussani), che si nutre innanzitutto di interiorità, della vita dello Spirito in noi.
Perché, allora, non approfittare delle vacanze per ridare alla nostra giornata un ritmo e un clima più naturale, più umano, libero dai condizionamenti che subiamo dall’esterno? Si potrebbe allora riscoprire il gusto della preghiera nel silenzio di una chiesetta di campagna o di fronte alle meraviglie del creato, sedendosi a guardare e ascoltare: ascoltare prima di guardare, perché la bellezza si ascolta ancor prima di guardarla… allora le cose, le persone diventano una presenza e si accende la possibilità della comunione; riscoprire che la bellezza non è un’idea ma un evento, un divenire da cui può nascere la comunicazione e quindi la comunione. E ancora, se durante le vacanze cercassimo di tralasciare la troppe parole di cui riempiamo le nostre giornate e ci riaccostassimo alla sempre nuova parola che Dio ci rivolge attraverso la Bibbia, saremmo capaci di una nuova lettura di noi stessi, di chi ci sta accanto e degli eventi che segnano la nostra vita.
Perché, allora, non approfittare delle vacanze per ridare alla nostra giornata un ritmo e un clima più naturale, più umano, libero dai condizionamenti che subiamo dall’esterno? Si potrebbe allora riscoprire il gusto della preghiera nel silenzio di una chiesetta di campagna o di fronte alle meraviglie del creato, sedendosi a guardare e ascoltare: ascoltare prima di guardare, perché la bellezza si ascolta ancor prima di guardarla… allora le cose, le persone diventano una presenza e si accende la possibilità della comunione; riscoprire che la bellezza non è un’idea ma un evento, un divenire da cui può nascere la comunicazione e quindi la comunione. E ancora, se durante le vacanze cercassimo di tralasciare la troppe parole di cui riempiamo le nostre giornate e ci riaccostassimo alla sempre nuova parola che Dio ci rivolge attraverso la Bibbia, saremmo capaci di una nuova lettura di noi stessi, di chi ci sta accanto e degli eventi che segnano la nostra vita.
