Ricevo e pubblico questa nota del sindaco Alfredo Celeste in risposta a un articolo pubblicato il 5 agosto da “Il Sole 24 ore” a firma di Lionello Mancini. Mi spiace constatare che il malvezzo di appiattirsi acriticamente a quel che suggestivamente appare o viene rappresentato non abbia risparmiato neppure lei.
La lettura del suo pezzo “Il malaffare e la cultura delle spallucce”, pubblicato il 5 agosto da “Il Sole 24 ore”, è infatti un evidente e chiaro esempio di deriva culturale e giuridica a cui si può giungere quando si dimentica che “la realtà è complessa e differenziata” e, soprattutto, quando non si conoscono le carte.
Vengo al punto. Altro che “spallucce”. Ogni giorno fremo d’indignazione e mi pervade continuamente un senso di sbigottimento e di incredulità per quanto mi è successo: in un attimo la mia vita, quella dei miei cari e di tutti coloro che mi circondano con affetto, è stata buttata nel fango e sottoposta ad una gogna che rimarrà indelebile nel futuro, in ogni caso. Solo una grande forza e fede, la solidarietà dei miei consiglieri comunali e della maggioranza dei miei cittadini mi incoraggia ad andare avanti. Cosa è successo: la Procura ha sollevato un’accusa, la difesa ritiene questa azione infondata e inesistente, ancor più alla luce della chiusura delle indagini preliminari, dopo aver acquisito (sequestrato) una vasta documentazione che dimostra, ancor più, il mio comportamento in linea con i miei doveri d’ufficio.
Le due parti in campo sono per legge paritetiche (almeno sulla carta), per questo decide un giudice terzo, che contempla il rispetto dell’art 27 della nostra Costituzione, sulla presunzione d’innocenza e non di colpevolezza; proprio per questo i presidenti Vendola e Errani hanno udito, come imputati, la sentenza di primo grado che li ha assolti. Non ho visto alcun suo commento critico al riguardo nei loro confronti.
Ma lei si è sbilanciato a tutto campo per una “parte” dando per certo che l’accusa è fondata e vera, sacra e intangibile a prova di errori. Forse oggi è molto più semplice e conveniente ossequiare chi può decidere la tua esistenza in un attimo, ma credo e spero che non sia il suo caso. Le cito, comunque, un esempio: nel lontano 1988 sono stato accusato di presunte irregolarità nell’esercizio della mia funzione di sindaco (sì, ancora), per cui fui costretto a lasciare l’incarico, ma 8 (otto) anni dopo sono stato assolto da un Tribunale nel nome del popolo italiano. All’indomani della sentenza assolutoria: pochissime righe di circostanza, indifferenza generale. Chi mi ripaga di tutti quegli anni di sofferenza e di dolore e di privazioni politiche e sociali di ogni genere? Come vede schierarsi anzitempo con i “colpevolisti” non è né lungimirante né irreprensibile.
Per inciso: c’è una bella differenza tra me e l’ex ministro inadempiente nel pagamento di imposte dovute ed evase. Per lei vi è un fatto acclarato e certo tanto da provocare da parte dell’interessata un pagamento in sanatoria e “Il Sole 24 ore” dedica un articolo all’argomento in data 10/8/2013; per me è tutto da dimostrare.
Legga bene le carte: gli investigatori mi definiscono “… una persona fondamentalmente onesta.. ” , “… ora, nessuno dubita di questa asserita incorruttibilità di Celeste Alfredo… dal momento che non risulta che lo stesso sia disposto ad accettare tangenti in denaro…”, “ non risulta la prova di un preciso accordo illecito preelettorale di compravendita di voti…”. Sono a sua disposizione per offrirle tutta la documentazione utile per un commento più sereno ed equilibrato ; ma credo che non le sarà difficile procurarsela per altre vie visto che “preconizza” altri provvedimenti in corso da parte degli inquirenti che sarei curioso di conoscere anch’io.
Sterilizzi, per favore, il suo pregiudizio e la presunzione di poter conoscere una persona e giudicarla solo perché qualcosa o qualcuno lo spinga a farlo. La sua visione della società, che io non condivido assolutamente, è non solo incostituzionale, ma “a dir poco basata sulle manette” e non sui diritti e doveri.
Fin quando avrò la forza continuerò a fare il mio dovere di amministratore pubblico, eletto da tantissime persone e non da una prova concorsuale, senza timore e con la consapevolezza di poter sbagliare, ma di non potermi rimproverare nulla in termini di onestà e rettitudine.