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Ricevo e pubblico questo comunicato dal segretario della locale sezione di Rc Simone Baroni sulla decisione della scuola materna cittadina di non celebrare la natività in occasione della recita natalizia per non offendere atei e appartenenti ad altre confessioni religiose.
Nelle scorse settimane siamo stati testimoni sui giornali locali e sul web di una passerella di politici che hanno dato sfoggio di pessimi esempi di politica di cui francamente non se ne sentiva la mancanza. Il fatto che ha suscitato la loro attenzione, ma di cui si sono accorti e si sono interessati solo nelle ultime settimane, è stata la decisione presa da parte della scuola materna pubblica di non rappresentare la natività durante i festeggiamenti del Natale. Vogliamo soprassedere sul commentare la tempistica, se qualche genitore o qualche politico è venuto a conoscenza solo ora di come la scuola ha organizzato il proprio lavoro didattico; questo denota una mancata partecipazione alle riunioni a cui sono chiamati a partecipare i genitori nel corso dell’anno e un’assenza di interesse nel creare serie relazioni di condivisione e collaborazione con la scuola pubblica da parte dei politici che fino a ieri hanno amministrato Bareggio.


Non vogliamo però soprassedere dall’entrare nel merito della questione.
Siamo allibiti dagli attacchi che la scuola materna pubblica ha subito nelle ultime settimane da parte di coloro che non considerano minimamente la delicatezza con cui dovrebbero essere affrontate certe questioni inerenti l’educazione dei cittadini bareggesi più piccoli. Siamo allibiti che ci sia ancora gente che nel 2012 dica “se i genitori non sono d’accordo allora lascino a casa i propri figli quel giorno”. Lasciarli a casa da scuola? Dalla scuola pubblica?
Qualcuno può, per una mera questione ideologica, denigrare e attaccare quotidianamente la scuola pubblica e le persone che vi lavorano, ma se ha responsabilità e visibilità politica allora, con queste affermazioni, si dimostra esclusivamente un irresponsabile totalmente distaccato dalla realtà in cui vive. Non è possibile che, in un buona fede, si pensi che la scuola stia cercando di negare i simboli del natale e di cancellare le tradizioni e gli usi, anche perché vorrebbe dire che la scuola sta cercando di negare il ruolo educativo che ha la famiglia e le altre agenzie educative e le loro responsabilità nel tramandare la cultura e nel fornire una sensibilità spirituale. La scuola non fa queste cose.
Se davvero si pensa ciò, allora s’ignora il prezioso contributo che le scuole danno quotidianamente nel rinnovare e nel rendere sempre attuali i simboli, i valori e le tradizioni. Dichiarare poi che si sta cancellando la propria storia per favorire l’inclusione dei cittadini provenienti da altri Stati, denota esclusivamente un’irresponsabile malafede di chi, fregandosene delle conseguenze che può provocare in termini di dinamiche nella scuola tra genitori e tra genitori e insegnanti e soprattutto fregandosene delle conseguenze che poi ricadono sui bambini, sfrutta un tema complesso, su cui nessuno è nato imparato, per avere un po’ di visibilità e di ritorno elettorale.
Quasi certamente le scuole confessionali non hanno da affrontare questo genere di problemi, le scuole pubbliche però sì. Le scuole pubbliche non azzardano né decidono in maniera acritica come qualcuno ancora pensa, adottano i principi pedagogici e educativi al fine di poter includere tutti i bambini e tutti i genitori. Allo stesso modo, la conoscenza dell’altro da sé e delle proprie radici nei confronti degli altri non è fatta imponendo un’unica visione o negandone un’altra, ma lavorando affinché ognuno abbia gli strumenti per sapere chi è e da dove arriva e chi è l’altro e cosa porta.
Detto questo è possibile che, sperimentando per la prima volta un approccio differente, si possa compiere qualche errore  -se non altro nel modo in cui è stato motivato- che può comunque essere migliorato negli anni successivi; sbaglia chi fa, chi lavora, di sicuro non sbaglia chi parla e basta. E di sicuro inoltre non sbaglia il vicepresidente della Provincia, Provincia che non ha competenze in tema di educazione dei minori e le cui residue competenze sui minori le sta dismettendo per lasciare la responsabilità e soprattutto i costi in capo ai Comuni.
Dire però che è in corso un attacco alla cultura e alla tradizione da parte della scuola è pretestuoso, ideologico, falso e in malafede che non fa bene a nessuno e soprattutto non fa il bene dei cittadini più piccoli di Bareggio.

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