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BAREGGIO (7 agosto 2011) – L’appuntamento con le urne per il rinnovo dell’amministrazione comunale non è molto lontano (primavera 2013), ma neanche dietro l’angolo. Eppure le grandi manovre (forzate) sono incominciate. Sì, perché l’ex candidato sindaco del centrosinistra Paolo Pedroli, magari pretendendo troppo dalle sue risorse o forse non rassegnandosi nell’anonimato in cui si è ritrovato, per scuotere la politica locale ha lanciato la pietra nello stagno. Risultato? Una smorfia di disgusto dal centrosinistra, uno sberleffo dalla lista civica Io amo Bareggio, una dozzinale presa in giro dai cittadini. Insomma se l’obiettivo con la proposta di chiamare a raccolta le liste civiche era quello di smuovere le stagnanti acque è stato clamorosamente mancato, anche perché l’iniziativa è apparsa nettamente fuori tempo. E già, perché la cifra politica di Pedroli è stata sempre quella dell’intempestività quando si è trattato di agire in prima persona. Si è candidato a sindaco, dopo aver fatto terra bruciata attorno a sé, nel momento sbagliato quando era evidente che avrebbe toppato. Ha voluto la ricandidatura di Ernesto Restelli per il secondo mandato quando invece c’erano tutte le condizioni per la sua investitura, che avrebbe potuto imprimere un nuovo corso alla vita politico-amministrativa cittadina e rinnovare la classe dirigente del centrosinistra. Adesso, tanto per non smentirsi, con la consunta argomentazione che bisogna rinnovare, che occorre sottrarsi alla tirannia dei partiti (ma non era lui massimo esponente dei partiti?), ha lanciato l’idea della lista civica con modi e tempi sbagliati con il risultato di passare per il centrosinistra come un destabilizzatore e perdipiù con l’aggravante di aver bruciato o quasi il giovane proposto a candidato sindaco della virtuale lista civica, che sarebbe potuto tornare utile alla causa dello schieramento. Ci sta che si sbagli, ma perseverare… è diabolico. Ma Pedroli è fatto così: immagina grandi strategie e scenari sofisticati invariabilmente in anticipo o in ritardo. Il demone della politica che gli urge dentro lo spinge quando gioca in proprio a fare la cosa giusta (dal suo punto di vista) nel momento sbagliato. Ogni botte dà il vino che ha. Intanto sul fronte del centrodestra il sindaco Monica Gibillini ha fatto la “sua” rivoluzione, anche se con morti e feriti. Le urne diranno se ha fatto centro o se è stato tutto inutile.  

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