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Il giorno della verità è arrivato per Alfredo Celeste. Oggi, al Tribunale di Miano, il Gup deciderà se accogliere la richiesta del Pm di rinviarlo a giudizio, oppure di proscioglierlo da ogni accusa. Certo lo scioglimento del consiglio comunale, giunto proprio alla vigilia del giudizio, non è il viatico migliore che lui si sarebbe potuto mai immaginare, nonostante che si protesti innocente. Ma tant’è. Una giornata di fuoco dunque per Celeste, ma per l’ufficializzazione del “verdetto” ci vorranno ancora dei giorni.
Celeste è anche reduce della trasmissione andata in onda nell’emittente Telenova in cui -per così dire- solo contro tutti ha ribadito la sua innocenza, ha chiarito -dal suo punto di vista- gli aspetti in cui è stato sollecitato dal contraddittorio e spiegato che lo scioglimento del consiglio comunale è un atto politico per urlare urbi et orbi che la mafia esiste in Lombardia e che Sedriano è stata perciò sacrificata all’altare della conclamata esistenza dell’organizzazione malavitosa. All’obiezione di non aver separato la sua posizione personale dal Comune con le dimissioni ha replicato che non l’ha fatto per meglio difendere la comunità dagli attacchi indiscriminati. Intanto la manifestazione antimafia andata in scena sabato scorso per le vie del paese con pochi sedrianesi al seguito non è bastata per placare l’ira delle sacerdotesse della legalità che nel loro cupio dissolvi pretendono altri sacrifici,  per frotuna in senso metaforico. Sino a quando le sarà permesso di abitare nella “casa delle vestali”?

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