Tutto in campagna elettorale per regalare qualche sussulto in più, ma solo per una coincidenza del tutto casuale. Sì, dopo la querelle fra l’assessore Renato Laviani e il candidato sindaco del centrosinistra Yuri Santagostino per una querela rimessa (con risarcimento a carico di quest’ultimo?) davanti al giudice di pace di Rho, un’altra vicenda è venuta al pettine. Stavolta la controversia con tanto di sentenza definitiva e quindi passata in giudicato riguarda una vecchia disputa fra l’attuale assessore e candidato sindaco del centrodestra Dario Ceniti e Marco Viola (candidato nella lista Sinistra per Cornaredo) e Francesco Martorana, esponenti di Rifondazione comunista all’epoca dei fatti. Ma di che si tratta? Il 18 ottobre 2006 nel corso di un consiglio comunale Viola e Martorana avevano redarguito pesantemente Ceniti, all’epoca consigliere comunale, con gli epiteti “bastardo, figlio di puttana, fascista di merda, infame, delinquente” e con l’aggravante della presenza di più persone.
Da qui la denuncia e la condanna di Viola e Martorana in prima battuta (18 maggio 2010) davanti al giudice di pace di Rho e poi il 18 ottobre 2010 la sentenza è stata confermata dalla V sezione del Tribunale di Milano, giudice Elena Sechi. In entrambi i procedimenti i due sono stati ritenuti responsabili del reato previsto e punito dall’art. 594, commi 1 e 4 del codice penale (ingiurie e offese). E così sono stati condannati al pagamento di 510 euro ciascuno di multa, nonché al risarcimento del danno morale di 1.000 euro e al pagamento delle spese processuali di 1.200 euro in favore della parte civile costituita, assistita dall’avvocato Paolo Colombo. Ora la condanna a far data dall’11 maggio scorso è passata in giudicato per via del mancato ricorso in Cassazione. Ma aldilà dei fatti in sé è emblematico che ci sono voluti ben 8 anni per calare il sipario sulla vicenda. Troppi…
Da qui la denuncia e la condanna di Viola e Martorana in prima battuta (18 maggio 2010) davanti al giudice di pace di Rho e poi il 18 ottobre 2010 la sentenza è stata confermata dalla V sezione del Tribunale di Milano, giudice Elena Sechi. In entrambi i procedimenti i due sono stati ritenuti responsabili del reato previsto e punito dall’art. 594, commi 1 e 4 del codice penale (ingiurie e offese). E così sono stati condannati al pagamento di 510 euro ciascuno di multa, nonché al risarcimento del danno morale di 1.000 euro e al pagamento delle spese processuali di 1.200 euro in favore della parte civile costituita, assistita dall’avvocato Paolo Colombo. Ora la condanna a far data dall’11 maggio scorso è passata in giudicato per via del mancato ricorso in Cassazione. Ma aldilà dei fatti in sé è emblematico che ci sono voluti ben 8 anni per calare il sipario sulla vicenda. Troppi…
