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Tutto da rifare quando sembrava più che chiaro e con un processo spezzato in due tronconi. La Cassazione, sentenziando a sezioni unite che l’ex sindaco Alfredo Celestevenga giudicato dal Tribunale ordinario, ha riportato il processo nella sua sede naturale e di fatto allungato -chissà per quanto- i tempi del procedimento e stralciato altresì la sua posizione da altri imputati. Le eccezioni sollevate dal presidente Pffer nel corso del dibattimento in Corte d’Assisi che il reato (corruzione impropria) per il quale Celeste deve rispondere sarebbe  di competenza del Tribunale ordinario sono state accolte dalla Cassazione, anche se la stessa non ha ancora reso note le motivazioni.

Il che rimedia in corsa all’errata attribuzione del processo che per forza di cose ora prenderà un altro andamento. Anzitutto la tempistica è destinata a dilatarsi, perchè il fascicolo va inoltrato dal presidente della Corte d’Assisi al suo omologo del Tribunale ordinario, il quale a sua volta sarà chiamato a individuare la sezione a cui affidare il processo, che essendo composto da ben 37 faldoni richiederà ulteriore tempo per consentire ai giudici di studiarli. Poi, a parte i tempi, anche la natura stessa del processo non pare più quella originaria per il quale era stato istruito dalla Procura.  Infatti fra le eccezioni sollevate dalla Corte d’Assisi c’era anche quella della mancanza di connessione fra il reato, di cui è accusato Celeste, e l’associazione mafiosa che riguarda  l’imprenditore Eugenio Costantino, che è già stato dichiarato da una perizia psichiatrica millantatore. Se la Cassazione (su questo punto non c’è ancora conferma) dovesse accogliere questo aspetto anche l’inquietante presenza della mafia scomparirebbe  dallo sfondo per lasciare emergere i fatti per quel che sono e soprattutto senza suggestione ed effetti speciali

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