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L’annosa vicenda del terreno di via Zara/Nenni, occupato d’urgenza oltre un quarto di secolo fa per realizzare case in cooperativa, si avvia finalmente all’epilogo. Infatti la vertenza in corso davanti al Tribunale civile di Milano è in fase avanzata e tutto lascia prevedere che entro la fine dell’anno si arrivi alla sentenza, che potrebbe non essere indolore per il Comune. Intanto le parti (Comune e assegnatari degli alloggi) avranno tempo sino al 14 ottobre per presentare memorie, mentre il 5 novembre il collegio farà il punto della situazione e dirà anche la data in cui pronuncerà la sentenza.  Certo che è una storia lunghissima essendo incominciata nel lontano 2 febbraio 1980 quando tra il Comune e le sorelle Miriam, Elda e Donata Frontini fu stipulata una scrittura privata per la cessione delle aree in cui realizzare case in edilizia economica popolare per un valore di 2.000lire al mq.
Successivamente si è instaurato un braccio di ferro fra Comune e sorelle Frontini che si è concluso con una sentenza che riconosceva a queste ultime un indennizzo di 814.000 euro a solo titolo di indennità di esproprio. Le amministrazioni Portaluppi e Tenti hanno poi trovato un accordo con le sorelle Frontini per chiudere tutti i procedimenti, previo un corrispettivo di 690.000 euro. Ma non è finita qui. Il Comune per rientrare dall’esborso ha intimato ai 56 soci assegnatari di mettere mano al portafoglio per  rimborsare oneri, spese, indennità di esproprio e di occupazione d’urgenza e relativi accessori di legge sofferti a suo tempo dall’ente per l’acquisizione e l’assegnazione delle aree. In cifre circa 12.000 euro ciascuno. Gli assegnatari, però, ritenendo che c’erano tutte le condizioni per avere ragione nel giudizio d’appello, hanno fatto ricorso sul presupposto che l’azione del Comune non aveva perseguito l’interesse pubblico, ma solo lo scopo di evitare le spese legali e processuali dell’appello e di riversare ogni effetto del contenzioso sui cittadini. Adesso la patata bollente è passata nelle mani della giunta Bagini, che, pur comprendendo le ragioni della controparte, è obbligata a resistere e sperare anche di vincere, altrimenti i 690.000 restando a carico del bilancio comunale rischiano di mettere in crisi i conti dell’ente. In municipio sono molto preoccupati, ma tutto è nelle mani dei giudici.

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