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Il Tar del Lazio ha confermato lo scioglimento del consiglio comunale. L’organo amministrativo, trovando fondate le ragioni che avevano determinato il commissariamento del Comune, ha respinto il ricorso. Il collegio, stando a quanto si legge nella sentenza, “premettendo che non può spingersi al di là della verifica della ricorrenza di un idoneo e sufficiente e supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell’esistenza di una giustificazione motivazionale logica, coerente e ragionevole”, ha pero “ritenuto che l’approfondita attività istruttoria di cui alla relazione della commissione d’indagine, nonché il nucleo motivazionale della relazione prefettizia e della proposta ministeriale, non siano contraddistinte da palese illogicità o arbitrarietà ma siano fondate su circostanze specifiche, considerate nel loro articolato complesso e idonee a qualificare la presenza degli elementi concreti, univoci e rilevanti richiesti della norma”.

Insomma per il Tar gli elementi sono concreti in quanto basati su esame documentale ed evidenze probatorie acquisite nelle indagini penali e audizione dei diretti interessati. Abbastanza per confermare lo scioglimento. Non solo. Secondo il Tar la “gestione amministrativa poco lineare, rendeva quindi ragionevolmente plausibile la conclusione per la quale l’attività dell’ente era sia concretamente che potenzialmente anche per il futuro non impermiabile a possibili ingerenze e pressioni da parte della criminalità organizzata”. Le articolate ragioni opposte dai ricorrenti (ex amministratori) non sono valse a convincere i giudici a un esito diverso in quanto a loro giudizio “esaminano isolatamente i singoli episodi, che, però, devono essere invece considerati nel loro insieme e sullo sfondo di un quadro indiziario concreto, univoco e rilevante che nel caso di specie si è dimostrato sussistente per la minuziosa descrizione nella relazione della commissione d’indagine”. La partita non finisce qui. Infatti i ricorrenti sono pronti a ricorrere al Consiglio di Stato per far valere le loro ragioni. “Spiace constatare -afferma l’ex sindaco Alfredo Celeste– che il Tar si sia limitato a svolgere un’operazione di copia e incolla del capo di imputazione ed accogliere in toto il romanzo della commissione d’indagine. Un Paese senza giustizia non può che finire male”.

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