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Tanta grazia non se l’aspettavano neppure in municipio, ma per la gioia delle casse comunali è andata proprio così. E già, perché il Tribunale di Milano ha dato ragione al Comune nella controversia per il terreno di via Zara/Nenni, che era stato occupato oltre un quarto di secolo fa per realizzare case in cooperativa. Il verdetto dell’altro ieri è stato impietoso. Infatti i 56 soci assegnatari sono stati condannati di mettere mano al portafoglio per  rimborsare oneri, spese, indennità di esproprio e di occupazione d’urgenza e relativi accessori di legge sofferti a suo tempo dall’ente per l’acquisizione e l’assegnazione delle aree per un valore complessivo di 690.000 euro. Una bella botta per i malcapitati assegnatari che non se l’aspettavano, forti com’erano delle loro ragioni avendo basato il ricorso sul presupposto che l’azione del Comune non aveva perseguito l’interesse pubblico, ma solo lo scopo di evitare le spese legali e processuali dell’appello e di riversare ogni effetto del contenzioso sui cittadini. Insomma oggi pagano le conseguenze dell’agire disinvolto delle amministrazioni precedenti all’attuale.

 Ma il Tribunale è stato d’altro avviso. Il risultato è che ognuno degli assegnatari dovrà tirare fuori circa 12.300 euro. Il che non è così semplice. Seppoi si consideri che parecchi sono avanti negli anni e molto preoccupati di lasciare un debito ai figli non c’è da stare allegri. La partita comunque non è chiusa, poiché assegnatari e legali stanno valutando il da farsi. Una via d’uscita il meno indolore bisognerà pur trovare. La stessa amministrazione comunale se da una parte è soddisfatta per i propri conti che con la sentenza favorevole non sono a rischio, dall’altra sta vedendo come rendere meno dolorosi gli effetti della sentenza. La vicenda risale nel lontano 2 febbraio 1980 quando tra il Comune e le sorelle Miriam, Elda e Donata Frontini fu stipulata una scrittura privata per la cessione delle aree in cui realizzare case in edilizia economica popolare per un valore di 2.000lire al mq. Successivamente si è instaurato un braccio di ferro fra Comune e sorelle Frontini che si è concluso con una sentenza che riconosceva a queste ultime un indennizzo di 814.000 euro a solo titolo di indennità di esproprio. Le amministrazioni Portaluppi e Tenti hanno poi trovato un accordo con le sorelle Frontini per chiudere tutti i procedimenti, previo un corrispettivo di 690.000 euro. Ma per rientrare dall’esborso avevano intimato ai 56 soci assegnatari di rifondere l’importo. Da qui il ricorso e  la sentenza di adesso che si è conclusa con una mazzata per gli assegnatari che mai come stavolta si sono ritrovati per così dire “cornuti e mazziati”.

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