Non è finita la vicenda delle aree di via Zara. I proprietari degli alloggi, costruite su queste superfici sub judice, hanno infatti deciso di ricorrere in appello alla sentenza del Tribunale di Milano che li obbliga a pagare al Comune ben 690.000 euro per l’indennità di esproprio delle aree. Tuttavia non tutti i proprietari hanno aderito, ma non perché non credessero nella bontà dell’iniziativa, ma per il fatto che essendo avanti negli anni hanno preferito pagare subito che caricare gli eredi di un eventuale debito in caso che il ricorso non andasse a buon fine. Una libera scelta di vita. Del resto una storia che si trascina dal lontano gennaio 1980, quando il Comune era retto da una giunta Pci-Psi, non poteva non offrire risvolti esistenziali e per di più con i presidenti della cooperativa, coinvolta nella costruzione delle case, non più in vita.
L’unica amara certezza di tutto questo incredibile pasticcio è che a pagare le conseguenze di inadempienze ed errori amministrativi sono proprio i proprietari, che, purtroppo, non sono stati tutelati. Tuttavia resta per i malcapitati proprietari la dolorosa considerazione che il Comune non è stato gravato da alcun onere, pur facendo una serie di errori e giungendo ad accordi in cui sono stati tagliati fuori, anzi alla fine si è ritrovato con un inaspettato tesoretto. E come se non bastasse i 261.596,35 euro per l’illegittima occupazione delle aree a cui nel 2002 era stato condannato a pagare il Comune non sono stati considerati, nonostante il forte sconto che l’ente è riuscito a ottenere nella transazione con le proprietarie delle aree. Non è tutto. Dalla sentenza è pure emerso che solo nel 1986 i presidenti, nel frattempo sono deceduti, erano stati informati che le aree dovevano essere ancora in parte pagato. Una storia che si offre come un perfetto modello della serie che “al peggio non c’è fine…”.