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“Me l’aspettavo e non poteva che andare così, ma nessuno mi ha chiesto di dimettermi e quindi non mi sono dimesso”. L’ormai ex vicesindaco Marco Lampugnani è intervenuto all’indomani della sua estromissione dalla giunta per fare chiarezza sul suo ruolo e sulla crisi surreale. “Se fossi stato attaccato alla poltrona -aggiunge Lampugnani– avrei potuto benissimo conservarla, prendendo le distanze dalle liste civiche, ma il progetto su cui si era nata l’alleanza non era certo quello fondato sulla spartizione dei posti e su quello che si è visto in questi mesi. La cosa più assurda che non è stata fatta un’analisi sulla situazione come sarebbe stato necessario per capire e capirsi. Negli ultimi mesi il mio unico interlocutore è stato il sindaco.

Il mio proposito in questi mesi di assessorato è stato quello di realizzare il programma, ma in ogni caso non ho fatto alcuna azione contraria agli impegni programmatici assunti. Quello che è avvenuto è quantomeno anomalo e tuttora non riesco a capire come si sia potuti giungere a tanto. Non c’erano progetti in atto che potevano innescare divisioni, non c’era niente. Ogni assessore faceva per conto proprio quel che era in grado di fare”. Lampugnani è lucido nell’analisi politica e non ha recriminazioni personali per l’assessorato perso. “Oggi leggo -puntualizza l’ex vicesindaco- che l’amministrazione comunale ha una serie di punti programmatici prioritari, ma quel che fa specie non c’è nulla che abbia a che fare con il sociale. Aspettiamo il bilancio che è la cartina tornasole del presunto nuovo corso amministrativo”. Un’analisi asciutta che rivela soprattutto la mancanza di un coordinamento e di un piano per dare sprint all’azione amministrativa.

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