Ricevo e pubblico questa nota del gruppo consiliare Insieme per la Libertà sugli accadimenti nell’ultimo consiglio comunale.
Dopo l’ultimo consiglio comunale del 17 marzo è chiaro a tutti, forse adesso anche al sindaco Fabrizio Bagini, che la maggioranza uscita dalle urne non è più la maggioranza in consiglio comunale. “Adesso che si è reso conto che i numeri sono cambiati, cosa farà?” si chiede Enzo Tenti “Arrivare dopo tre anni di amministrazione ad avere una maggioranza sulla carta e nei numeri solo per convenienza politica non è certo il massimo per chi voleva portare un cambiamento a Vittuone. Soprattutto con una legge maggioritaria che stabilisce che nel consiglio comunale di 10 consiglieri 7 sono ad appannaggio del sindaco”.
Già dai risultati elettorali era chiaro che nei numeri Bagini non rappresentasse la maggioranza dei vittuonesi in quanto solo poco più del 47% lo votò. Vittuone è un paese sotto i 15.000 abitanti: non c’è dunque ballottaggio; così Bagini si è ritrovato a fare il sindaco senza effettiva maggioranza. Oggi cosa sceglierebbero i vittuonesi? “difficilmente pensiamo che in questi tre anni Bagini abbia guadagnato consensi; molto più probabilmente ne ha persi visto le critiche che circolano da mesi in paese.” Dichiara Alessandra Lucchesi “E’ chiara la paura e l’inquietitudine che la maggioranza ha in questo periodo forse perché si stanno rendendo conto che il tempo passa e che il loro programma elettorale è ancora ben chiuso a doppia mandata in un cassetto”.
IL TRADIMENTO DELLA FIDUCIA ACCORDATA DAI CITTADINI – In consiglio comunale chi continua convitamente a sostenere il sindaco è il PD; non certo per convinzione politica, ma solamente per opportunità e per il fatto che è lo stesso PD a comandare ed avere i numeri per farlo soprattutto in giunta. Gli indipendenti o i non iscritti si trovano oggi nella posizione scomoda, da una parte sono forse quelli che hanno più sostenuto il sindaco in campagna elettorale e dall’altra sono quelli che non vedono di buon occhio lo strapotere del PD e di Enrico Bodini. La scelta sarebbe tra mandare a casa il loro sindaco, non certo del PD, o rimanere con i mal di pancia e cercare di salvare il salvabile e poter sperare in un recupero in extremis prima del 2017. Scelta non facile perché in qualsiasi caso loro hanno perso. Nel primo butterebbero alle ortiche la scommessa sul sindaco e dell’ideale della lista civica, dall’altra rimarrebbero prigionieri di un’ideologia non del tutto propria e anch’essi come il sindaco sotto il giogo del PD. CONSIGLIERI VS. BAGINI – “Fino a poche settimane fa eravamo solo noi delle opposizioni a dire che il sindaco e la sua maggioranza dovevano svegliarsi, smuoversi da quel letargo in cui si era rinchiusa golgolandosi del fatto che bastava dire è colpa di chi c’era prima per tirare a campare… ma ora che le critiche – non certo velate e leggere, ma pesanti e ben argomentate in consiglio comunale – arrivano dalla maggioranza, come la mettiamo?” aggiunge Tenti.
BAGINI SA COSA SIA UN SINDACO? – Il laconico commento di Bagini del “Ne prendo atto!” cosa significa? Che finalmente ha preso atto che la sua maggioranza non c’è più? Oppure che fare il sindaco non è solamente stringere mani e metterci la bella faccia nei trenta giorni di campagna elettorale? “Fare il sindaco vuol dire lavorare per 5 anni ogni giorno ed amministrare Vittuone al meglio, prendendo decisioni e dirigendo l’amministrazione verso un obiettivo. Cosa che Bagini non ha mai fatto rimanendo in balia degli eventi e sotto l’ombrello del PD e dei suoi rappresentanti” continua Lucchesi.
CHI PAGA L’INCONCLUDENZA DELLA MAGGIORANZA? I VITTUONESI – “Ora anche se la scossa è arrivata è troppo tardi, è stata fatale durante l’ultimo consiglio comunale. La sua maggioranza, che già non era maggioranza di paese, non c’è più e sarà dura per lui portare avanti un programma elettorale che dopo ben tre anni non è ancora stato preso in mano. Diceva di volersi prendere cura dei vittuonesi, ma ora sarebbe meglio si prendesse cura di se stesso e del suo gruppo”, conclude Tenti