Se il sindaco Fabrizio Bagini dà la colpa a qualcuno non ben identificato che si diverte a “mettere il bastone fra le ruote”, il Partito democratico non intende calare il silenzio sulla vicenda dell’appprovazione del bilancio 2015 in cui poco è mancato per affondare la maggioranza. Non ci sta che tutto svapori come se nulla fosse accaduto. Del resto esprime la maggioranza e ha tutte le ragioni per pretendere un chiarimento che permetta di tagliare senza traumi il traguardo della legislatura che scadrà nel 2017 e creare altresì le condizioni per non consegnare il municipio al centro-destra che non aspetta altro per ritornarne alla guida. Infatti ha chiesto un incontro al primo cittadino per confrontarsi senza infingimenti sulla situazione che si è venuta a determinare e per approfondire quali sono i nodi da sciogliere con tutti gli attori della maggioranza.
Solo il sindaco al punto in cui si è arrivati può chiudere la partita con scelte coraggiose, come la ridistribuzione delle deleghe e se necessario anche con il licenziamento di chi costituisce un problema più che una risorsa, per rilanciare l’azione amministrativa che dà segni di stanchezza. Bagini non è un politico, ma rappresentando la società civile non può ugualmente tirarsi indietro e si deve far carico dello spirito innovativo che ha rappresentato quando è sceso in pista. Certo i suoi impegni professionali sono sacrosanti, ma anche quelli di sindaco non sono da meno e non rispondere alle richieste del consigliere Massimiliano Bianchi o peggio ancora delegare altri a rappresentarlo non è il segnale che si aspetta il Pd per uscire dall’impasse. Anzi trova che ogni ulteriore indugio sarebbe molto deleterio. D’altra parte il Pd chiede semplicemente incisività e innovazione che dovrebbero essere nella cifra di qualsiasi amministratore. Il tirare a campare in cui la giunta rischia di scivolare se non si interviene con decisione è un rischio che non vuole assolutamente correre.
