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Il momento per mettere mano al restauro dell’antico organo della chiesa parrocchiale dei santi Giacomo e Filippo è arrivato. Infatti a partire da lunedì 26 ottobre si procederà allo smontaggio dell’organo per essere affidato alle cure della famiglia Vincenzo Mascioni Srl per la parte relativa all’apparato musicale e a Giuliano Mascioni per il restauro della parte lignea (controfacciata, balconata e cassa organo). L’obiettivo è sistemarlo in tempo per far sì che, dopo mezzo secolo di silenzio, torni nella notte di natale 2016 a risuonare nella grande navata della chiesa. Il costo del progetto ammonta in 247.622,40 euro. Intanto la Regione ha deliberato il rilascio di contributo di 106.657 euro per il cofinanziamento dell’intervento, di cui 25.164,25 euro a fondo perduto e 75.492,75 euro a rimborso in dieci anni.
La Cei ha erogato invece un contributo di 43.368 euro. A oggi sono stati raccolti offerte libere per 13.872 euro. Un privato ha donato 30.000 euro. Chi vuole contribuire può donare direttamente al parroco don Fabio o utilizzare direttamente il Conto corrente della Parrocchia Banca Prossima Iban: IT29 N033 5901 6001 0000 0011 832. L’organo, costruito nel 1870 dalla ditta “Aletti” di Monza, è collocato in cantoria sopra al portale d’ingresso. Racchiuso in una cassa lignea ricca di intagli e dorature, addossata alla parete di controfacciata, ha un prospetto di 31 canne disposte a cuspide con piccole ali laterali. Le bocche delle canne di facciata sono allineate e il labbro superiore è a mitria, appartengono al Principale Bassi (dal Do1). La consolle, inserita a finestra, comprende una tastiera di 61 note, Do1 – Do6, con prima ottava cromatica; i tasti diatonici sono placcati in osso ed i cromatici in ebano. La pedaliera, di 24 tasti e 12 note da Do1 a Si1, è parallela con tasti piuttosto lunghi e leggermente a leggio. La tastiera è collegata al somiere con meccanica sospesa. I registri sono comandati da manette a scorrimento orizzontale e fermo in tacca disposte su due colonne alla destra della tastiera. La divisione tra bassi e soprani è tra Do#3 e Re3. Lo strumento, pur non funzionante, di pregevole fattura e solida costruzione, è giunto fino ai nostri giorni in buone condizioni. In particolare il materiale fonico originale non ha subito, ad un primo esame, manomissioni di alcun tipo. Sulle portelle della segreta del somiere maggiore sono riportate a matita notizie di interventi di “ripasso” effettuati nei primi anni del ‘900. Non si riscontrano, peraltro, manomissioni alla catenacciatura e tiranteria meccaniche. I somieri ed il crivello si presentano in buone condizioni e moderatamente intaccati da parassiti del legno (tarlo); le punte guida, quelle dei ventilabrini e dei pettini sono fortemente ossidate. Le canne di legno sono in buono stato anche se, in qualche caso, si può notare un maggiore interessamento di parassiti. Le canne di facciata sono in buone condizioni anche se alcune sono schiacciate o insaccate al piede, quelle interne si presentano modestamente ammaccate soprattutto alla sommità a seguito di accordature poco professionali. Poche sono le canne interne piegate. È purtroppo evidente lo stato di abbandono del prezioso strumento, il sistema di pompaggio risulta staccato dalle pulegge di azionamento ed il mantice esterno di destra è scollegato dai condotti e capovolto. Tutte le guarnizioni in pelle, sia dei mantici che dei somieri e somierini, sono esaurite. Parecchie placcature in osso dei tasti sono mancanti e la meccanica è fortemente sregolata. Tutti gli apparati di comando sono mal regolati e funzionanti in modo parziale; l’ossidazione delle parti metalliche ha ormai intaccato la totalità dei tiranti, delle leve, delle squadrette e dei catenacci della meccanica. Un abbondante strato di polvere ricopre tutto lo strumento.

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