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L’amianto questo (s)conosciuto è ora grazie alla conferenza informativa, che è andata in scena nella sala conferenze del municipio per iniziativa del locale circolo di Legambiente, è più conosciuto e forse fa meno paura. All’inconto sono intervenuti il dottor Edgardo Valerio, direttore dell’unità operativa complessa (A.O.C.) sanità pubblica – ASL MI Dipartimento di prevenzione medica che ha trattato degli aspetti normativi vigenti previsti dalla Legge nazionale e regionale; Fulvio Aurora segretario nazionale A.I.E.A. (Associazione Italiana Esposti Amianto) che ha presentato l’attività dell’associazione ed alcuni casi concreti; il dottor Valentino Gritta della sezione di Turbigo dell’A.I.E.A. (Associazione Italiana Esposti Amianto) che si è soffermato su problematiche inerenti la zona di competenza; il dottor Edoardo Bai, responsabile tecnico-scientifico Legambiente e consulente di medicina del lavoro, che ha trattato degli effetti sulla salute e sull’inquinamento dell’ambiente; l’architetto Fabio Tunesi dell’ufficio tecnico del Comune che ha informato il pubblico sulle iniziative realizzate nel territorio cittadino.

Dopo un breve saluto del sindaco di Fabrizio Bagini, i lavori sono stati introdotti e condotti dal presidente del circolo Legambiente Celestino Tatto dall’addetto stampa Elisabetta Fallabene che ha richiamato il concetto di come Legambiente sia custode del territorio e quindi custode del futuro nostro e dei nostri figli anche promuovendo le buone pratiche nei confronti dell’ambiente da parte di tutti nel proprio agire e vivere quotidiano. Il presidente del circolo Tatto, presentando i relatori, ha tenuto quindi a sottolineare che “l’amianto non è un problema del passato…Tutti sappiamo oggi che è un materiale dannosissimo per la salute e che il termine ‘mesotelioma’ è purtroppo entrato nel vocabolario collettivo: il problema ci è piuttosto chiaro, ma la sua soluzione non ci pare scontata. Ovunque numerose scuole, ospedali , edifici privati, strutture agricole e industriali risultano tuttora non bonificati ed è tutt’altro che facile individuare la sua minacciosa presenza anche sui nostri tetti e nel nostro territorio. Nelle nostre discussioni, spesso, circolano dubbi e quesiti: in quali condizioni saranno le famigerate lastre? Staranno rilasciando fibre? E queste, fino a che distanza possono volare? Qualcuno starà monitorando la situazione? Molte le domande, poche le risposte. Per questo motivo -ha continuato Tatto- abbiamo pensato di rivolgerci a dei tecnici, in qualità di esperti della materia, che possano spiegare a noi ed ai cittadini le varie problematiche connesse all’amianto e rispondere ai nostri interrogativi.” La sala conferenze occupata per circa i 2/3 ha visto un pubblico purtroppo non numerosissimo, ma molto vivace ed interessato al problema man mano che i vari argomenti venivano esposti dai relatori. Il dottor Valerio ha precisato che la Lombardia è l’unica regione italiana che ha un protocollo regionale sull’amianto, dal 2006, e che sul sito della ASL1 sono disponibili vari opuscoli sull’argomento in questione; è inoltre presente un data base della Regione Lombardia con il registro pubblico degli edifici industriali e ad uso abitativo con presenza di amianto (in base alla Legge Regionale 17-2003) elencati paese per paese con indicazione anche della via, numero civico e stato dell’amianto ivi residente ed ha ribadito che i cittadini sono tenuti a segnalare eventuali sospetti di presenza di amianto, pena sanzioni. Lo stesso dirigente Asl ha inoltre specificato che l’amianto friabile è il più pericoloso, ma fortunatamente è meno dell’1% dell’amianto presente, tuttavia le conseguenze dell’inalazione di aria contenente pagliuzze d’amianto sono devastanti sulla salute in quanto l’effetto non è immediato con una “incubazione anche di 30-40 anni, ma quando la malattia si manifesta non dà scampo. Il dottor Bai ha proseguito dicendo che l’amianto può essere definito un “nemico pubblico” fra noi e che causa quattromila morti l’anno. Le gravissime malattie poi non sono solo il temutissimo mesotelioma pleurico, ma anche tumori ai polmoni, al colon, alle ovaie, alla laringe, alla vescica. Nonostante sia stato messo al bando ben ventitré anni fa con la legge 257 del 1992, l’amianto è ancora molto diffuso in Italia. E più passa il tempo, più diventa pericoloso, perché degradandosi le sue fibre si disperdono più facilmente nell’ambiente. Le cifre sono inquietanti: secondo stime del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dell’Ispesl (banca dati) ci sono circa 32 milioni di tonnellate in Italia e sono circa 50.000 gli edifici pubblici e privati ancora da bonificare. Lo stesso Bai raccomanda di rivolgersi per la bonifica degli edifici a ditte specializzate, verificabili sul sito del Ministero dell’Ambiente e di non fare da sé in quanto un’errata modalità di recupero disperderebbe nell’aria le pagliuzze della sostanza killer con gravi conseguenze per chi si cimenta direttamente in tali interventi, per l’ambiente e per gli altri cittadini. Specifica inoltre che alcuni comuni effettuano direttamente la rimozione dell’amianto con loro addetti specializzati. Aurora ha illustrato le innumerevoli iniziative, manifestazioni e pubblicazioni dell’associazione di cui è segretario nazionale, l’A.I.E.A., e spiega che la sensibilizzazione e le normative sono state fatte perché fortemente volute e sollecitate dalla “base” della popolazione e non tanto perché calate dall’alto e che anche i sindaci hanno la possibilità di intervenire, anche se spesso devono poi fare i conti con difficoltà varie, ricorsi al T.A.R. ecc.. Aurora ha insistito sul concetto che bisogna sensibilizzare ulteriormente la popolazione su questo subdolo materiale che, molto diffuso sul territorio per il grande utilizzo di eternit (amianto) che si è fatto in passato per le proprietà isolanti ecc., con le attuali cognizioni scientifiche si è purtroppo dimostrato pericolosissimo ed è importante che questo messaggio, queste informazioni siano fatte comprendere ai cittadini. Bonificare gli edifici dall’amianto è di vitale importanza. In particolare sull’amianto friabile bisogna intervenire tempestivamente ed in modo tecnicamente specializzato. Aurora ha anche detto che la Regione Lazio ha chiesto all’A.I.E.A. aiuto per predisporre un piano regionale sull’amianto su modello di quello fatto in Lombardia e che purtroppo nonostante tutto quanto si sta dicendo e facendo sull’amianto, nel mondo ci sono Stati che tuttora producono e commerciano l’amianto. Il dottor Gritta ha quindi detto che anche nel parco del Ticino vi sono numerosi siti ove è presente amianto e che con gli altri relatori presenti molti sono gli incontri che ogni anno vengono organizzati sul territorio per informare il più possibile il pubblico al fine di spiegare e far prendere coscienza ai cittadini della necessità di effettuare le bonifiche dall’amianto che sono spesso anche abbastanza costose, ma che scongiurano il pericolo purtroppo reale delle malattie correlate, subdole e spesso silenti sino al loro inesorabile manifestarsi. Infine l’architetto Tunesi dell’ufficio tecnico del Comune ha informato circa la situazione del censimento dei siti con amianto presenti in Vittuone, ripetendo i dati globali già citati dal dottor Edgardo Valerio e cioè di 189 siti di cui 1 bonificato, 83 in fase di bonifica e 105 non ancora bonificati ed illustrato brevemente le modalità di rilevazione che viene effettuata tramite l’elaborazione delle schede di censimento presentate secondo i modelli Na1 e Na2 previsti dal PRAL (Piano Regionale Amianto Lombardia), aggiornando il registro regionale “Progetto Rilevazione Amianto” Parallelamente al censimento viene esaminata la valutazione dello stato di conservazione del manufatto in matrice friabile e/o compatta effettuata dal detentore, redatta secondo le indicazioni del D.M. 6/9/94; inoltre, per le coperture in matrice compatta, valuta lo specifico “indice di degrado”.
1) Indice di degrado inferiore o uguale a 25: nessun intervento di bonifica. E’ prevista la rivalutazione dell’indice di degrado con frequenza biennale; 
2) Indice di degrado compreso tra 25 e 44: esecuzione della bonifica entro 3 anni; 
3) Indice di degrado maggiore o uguale a 45: Rimozione della copertura entro i successivi 12 mesi. Terminati gli interventi si è aperto un serrato dibattito durante il quale i presenti hanno posto molte domande ai relatori che hanno esaudito con molta disponibilità le richieste del pubblico sempre più coinvolto ed interessato. Alcune particolari domande sono state poste al rappresentante dell’ufficio tecnico in relazione alla presenza o meno di amianto negli edifici scolastici e sui tetti spioventi dei capannoni ex Tosi di via Isonzo. La risposta è stata che nelle scuole di Vittuone non è presente amianto, mentre per i capannoni è stata fatta la dichiarazione di presenza amianto nel maggio 2015, ma a tutt’oggi solo un capannone ha effettuato la bonifica, gli altri, avendo un indice di degrado uguale o superiore a 45 dovranno bonificare entro maggio 2016.

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