La legislatura sembra ormai a un passo della traumatica conclusione, salvo ripensamenti in extremis. Il sindaco Fabrizio Bagini, dopo l’uscita pubblica in cui ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni, non fa sapere nulla sulle sue prossime mosse, ma appare molto problematico che ritorni suoi suoi passi. La sua decisione ha preso alla sprovvista i dissidenti, ma se è stato un atto di forza per convincerli a più miti consigli non pare che abbia sortito effetti dissuasivi, anzi ha accentuato lo strappo. I tre dissidenti, a loro volta, rilanciano le ragioni della loro presa di posizione e indicano nel primo cittadino la responsabilità dello stato della situazione che, a loro dire, ha preferito farsi da parte che ricercare un accordo collaborativo. Va da sé che con queste premesse appare molto complicato che si trovi un punto di unione.
L’unica conseguenza è che restando distanti si chiude l’attuale esperienza e per buona parte degli attuali protagonisti difficilmente ci sarà un futuro politico, anche in caso di cambio di casacca. Ma evidentemente quando si imbocca la strada del capriccio e dell’orgoglio non si è lucidi per valutare gli effetti prossimi e venturi. Il centro-destra naturalmente ringrazia di tanta grazia e si prepara a tornare alla guida del municipio senza grandi sforzi, visto anche che a Vittuone il Movimento 5 Stelle non sembra essere in gran spolvero e in grado di competere. Intanto il Partito democratico è più che mai attivo e cerca di trovare la via d’uscita all’impasse per salvare il salvabile. Un’impresa quasi proibitiva, ma i democratici non vogliono lasciare nulla d’intentato prima che si consegni l’ente al commissario e poi ai nuovi inquilini che vinceranno in primavera le elezioni. E così ha organizzato per mercoledì 25, alle 21, alla sala conferenza del municipio, un’assemblea pubblica per discutere e vedere il da farsi. Il tempo è quello che è (il 2 dicembre scadranno i termini per ritirare le dimissioni), ma vale la pena tentare.
