Il processo per i fatti di Sedriano in cui sono fra l’altro imputati l’ex sindaco Alfredo Celeste, l’imprenditore Eugenio Costantino e il medico chirurgo Marco Scalambra. Il Pm Giuseppe D’Amico ha già formulato le sue richieste e adesso è il turno dei difensori. Ecco le conclusioni del Pm nell’udienza andata in scena il 4 novembre scorso all’ottava sezione del Tribunale di Milano.
E a questo punto concludo, concludo sulle pene, concludo sulle pene. Qui, consentitemi di dire questo, primo: è chiaro che i reati in contestazione sono estremamente gravi. Io non credo che devo spendere parole, troppe parole per sottolineare il fatto che, primo: l’associazione mafiosa e tutti gli elementi, l’associazione mafiosa capeggiata, questa volta sì, l’articolazione mafiosa che io ho considerato capeggiata da Di Grillo Sabatino ha una spiccata pericolosità. L’ho detto, è una associazione armata, che ad esempio quando si è trattato dell’incontro con Daniele Tommaso si presenta armato, vi ricorderete l’ambientale di Costantino dei caricatori, benissimo, è una associazione armata, è una associazione molto pericolosa.
È una associazione che non soltanto si è estesa anche al di là del suo territorio di pertinenza che è il Magentino, perché è riuscita ad allargare la sua protezione a personaggi come Gisana Valentino, che è un ristoratore di Crema e peraltro andava a fare spedizioni estorsive a Bergamo, e a Brescia. Quindi voglio dire si tratta di una associazione mafiosa sicuramente di grande pericolosità. Ed allora è indubbio che chi è imputato del capo 1 di imputazione, in questo caso Costantino e Simonte debbano rispondere di un reato molto grave. Così come altrettanto grave è il patto di scambio politico mafioso stretto da D’Agostino e Costantino con l’assessore Zambetti, perché ripeto non soltanto per le sue ripercussioni, perché ripeto ha falsato l’esito di una elezioni importante come le regionali del 2010, ma perché ha una serie di derivate, nel senso che da questo patto di scambio è nata poi quella completa disponibilità dell’assessore ad accontentare le richieste di D’Agostino ed anche di Costantino, assunzione della figlia Teresa, la promessa riguardo l’altra figlia Alexia e via dicendo. Quindi, ripeto, è pericoloso per questa compromissione che è durata fino agli arresti, di un esponente politico di spicco della Regione Lombardia, assessore alla casa, e invece questi gruppi mafiosi ben individuati che, ripeto, sono emersi.
Così come gravi sono anche tutti gli altri tentativi, alcuni realizzati, altri solo tentati, di Costantinoe dei suoi complici di alterare, ad esempio, le elezioni comunali a Milano, con l’appoggio fornito a Sara Giudice o le elezioni di Rho, perché per fortuna, per le quali per fortuna vi è stato il rifiuto del candidato Tizzoni Marco. Gravi sono anche gli accordi corruttivi di cui abbiamo, abbiamo finito ora di parlare, stipulati da Costantino e Scalambra da un lato e Celeste Alfredo come sindaco di Sedriano.
Ora io ritengo cheCostantino, Zambetti, Crespi e Scalambra non possono essere ritenuti meritevoli della concessione delle circostanze attenuanti generiche, io dico che a parte le considerazioni della gravità dei reati a loro ascritti, subentra anche la considerazione della loro condotta processuale, che non è stata affatto leale, aperta, hanno tutti tentato delle tesi difensive arrampicandosi spesso sugli specchi, come abbiamo potuto vedere.
Per quanto riguarda Costantino io voglio segnalare con forza che, già l’ho detto in premessa, il suo disturbo di personalità, lievissimo peraltro, non solo non ha alcuna rilevanza per quanto riguarda il vizio di mente, e va bene, lo abbiamo escluso, ma non ha neppure alcuna rilevanza per affievolire la responsabilità dell’imputato, perché, l’ho detto prima, l’imputato ha sempre mostrato una lucidità estrema, e una furbizia non comune nella commissione dei reati di cui stiamo parlando. Gli unici imputati che a mio avviso sono meritevoli delle attenuanti generiche sono Simonte Ciro e Celeste Alfredo.
Simonte per il ruolo puramente esecutivo, perché lo abbiamo visto, è vero che alcune volte dava consigli, ma di regola si limitava ad eseguire le direttive di Costantino, partecipava a incontri importanti ma era quasi muto, ad agire è sempre stato Costantino. Poi subentra anche la considerazione dell’avanzata età di Simonte e subentrano anche le sue condizioni di salute, perché io do per certo che è affetto da Parkinson, quindi Simonte io considero che le circostanze attenuanti generiche possano essere concesse. Solo che, siccome in alcuni dei reati sono aggravati dall’articolo 7, parlo dei delitti specifici, non del capo 1, però per i delitti aggravati dall’articolo 7, l’articolo 7 è una aggravante blindata, perché il secondo comma dello stesso articolo 7 dice: “Le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta aggravante”, quindi prima bisogna calcolare l’aggravante e poi dopo l’eventuale attenuante.
E in questo caso io chiedo che voi facciate questo tipo di calcolo. Per quanto riguarda Celeste Alfredo due sono le considerazioni che mi portano a chiedere le attenuanti generiche, la prima è che, l’ho detto, è l’unico degli imputati per il quale vi è la prova che non sapeva che Costantino era legato ad ambienti criminali mafiosi. La seconda: è che la sua condotta si è limitata a promesse serie e determinate, ma comunque mai concretizzate. Per vari motivi, lo abbiamo detto. Quindi anche questo va.
Secondo punto che voglio segnalare: io vi chiedo, sicuramente i difensori di Costantino chiederanno il recupero del giudizio abbreviato, allora all’udienza preliminare del 23 ottobre del 2013 la difesa articolò una domanda di giudizio abbreviato subordinato alle condizioni che io ora vi dico e il G.I.P., il G.U.P. di Milano, dottor Ghinetti, in quella stessa udienza respinse l’ordinanza ritenendo l’integrazione probatoria non necessaria ai fini della decisione.
La difesa Costantino aveva chiesto in quella sede di sentire come testimoni Vollono Sergio, dirigente della divisione della polizia anticrimine della Questura di Bergamo e Gandola Marco, responsabile dell’ufficio legale Bennet di Montano Lucino. Poi aveva chiesto Marzullo Salvatore, il cugino, lontano, poi De Cicco Luigi e poi i professori Pietrini Fabrizio e Sartori Giuseppe. Il G.I.P. disse: “Non sono necessari”.
Ora io dico che proprio l’esito della nostra istruttoria dibattimentale conferma che quelle prove erano del tutto ininfluenti o superflue, perché primo: testi come Vollono Sergio e Gandola Marco la stessa difesa li ha rinunciati e io ho detto sì. Quindi questo per dimostrare che erano testi cioè che proprio fondamentali non lo erano, se la stessa Ddfesa ha rinunciato a questi testi. Secondo: voi li avete sentiti, i testi Marzullo e De Cicco, sono stati sentiti su circostanze di dettaglio, certo non su questioni fondamentali, quindi sicuramente sono testimonianze utili per completare il quadro, ma non sono di per sé decisive.
Così come non erano decisive, non era decisiva l’audizione dei consulenti tecnici, Pietrini e Sartori, i quali anche qui in udienza alla fine non hanno fatto altro che confermare la diagnosi di vizio di personalità, di disturbo di personalità che il perito Francia aveva già scritto nella sua relazione, che era già acquisita agli atti all’epoca dell’abbreviato. Quindi sono prove tutte ininfluenti, alla fine proprio abbiamo la prova che ha fatto bene il giudice all’epoca a respingere questa istanza. E quindi non c’è da recuperare assolutamente il rito abbreviato.
Peraltro la difesa Costantino ha chiesto anche alla Corte d’Assise, quando si è trattato del sequestro di Galanti.