I tre dissidenti Massimiliano Bianchi, Biagio Di Maio e Danilo Portaluppi, definiti dall’ex assessore Enrico Bodini sedicente gruppo autonomo, forse sono rimasti spiazzati dalle dimissioni del sindaco Fabrizio Bagini da non riuscire a raddrizzare in corsa il tiro. Tuttavia in questa nota che ricevo e pubblico provano a rappresentare le loro ragioni.
In questa sede ci preme sottolineare che: e abbiamo tentate tutte per evitare che Bagini si dimettesse, purtroppo non si può andare contro a quelle che, legittimamente, sono le intenzioni del sindaco che, a quanto pare, non vuole più fare il sindaco, preferendo dedicarsi a tutt’altro. Detto questo, abbiamo proposto un percorso di fine mandato con alcuni punti assolutamente importanti, come l’inizio della ristrutturazione delle scuole pubbliche, o il bilancio partecipativo, oltre
In questa sede ci preme sottolineare che: e abbiamo tentate tutte per evitare che Bagini si dimettesse, purtroppo non si può andare contro a quelle che, legittimamente, sono le intenzioni del sindaco che, a quanto pare, non vuole più fare il sindaco, preferendo dedicarsi a tutt’altro. Detto questo, abbiamo proposto un percorso di fine mandato con alcuni punti assolutamente importanti, come l’inizio della ristrutturazione delle scuole pubbliche, o il bilancio partecipativo, oltre
alla condivisione di un assessore, da lui indicato, e nel contempo è anche stato fatto un passo indietro da parte di Di Maio rimettendo la carica di presidente del consiglio: niente.
Di fronte alla volontà di lasciare del sindaco, della quale si prenda ogni responsabilità, abbiamo preso atto della nuova fase istituzionale che questo provocava.
Chiamati dagli organi provinciali del PD, abbiamo riferito ancora una volta che da parte nostra c’era grande disponibilità, ma c’è stato risposto che il sindaco è irremovibile sul non voler ritirare le sue dimissioni.
Come extrema ratio, ci è stato richiesto, sempre dagli organi provinciali del PD, di fare un nome come figura di garanzia e che potesse essere dal sindaco coinvolto.
Abbiamo detto in tutte le salse che sarebbe stato auspicabile un nome da condividere: nulla di tutto ciò. A quel punto, proprio per estremo senso di responsabilità e sapendo che il sindaco privilegia le figure di esperienza, abbiamo fatto il nome, quale figura di garanzia, di Bianca Canepari, della cui integrità morale, onestà intellettuale siamo certi e sicuramente di grande esperienza come preteso dal sindaco. Le istanze di rinnovamento non sono antitetiche ad una figura di garanzia, al solo fine peraltro di evitare una fine traumatica della tornata amministrativa. A quanto pare, non per il sindaco. Siamo stati chiamati dagli alti dirigenti del PD ed abbiamo dimostrato estrema disponibilità. Detti dirigenti del PD sono poi venuti a Vittuone nella sede storica di Piazza Bartezzaghi e ci hanno chiesto di accettare una loro proposta: il dirigente Marco Re quale nuovo assessore della giunta Bagini e anche in questo caso non potevamo non essere d’accordo, non chiedendo null’altro. Anche in questo caso il sindaco ha rifiutato ogni proposta degli organi provinciali del PD. E allora, che ognuno si prenda le sue responsabilità e faccia la sua parte di fronte alla cittadinanza. Sulle sue dimissioni, non possiamo che prenderne atto, ma alle nuove elezioni, a questo punto inevitabili, col nostro forte impegno dimostreremo quanto sarà recuperato e quanto il futuro del paese sarà rilanciato. Morto un papa se ne fa sempre un altro: questo vale per tutti gli aspetti della vita, a maggior ragione per la politica.