Ricevo e pubblico questo comunicato di Biagio Di Maio, Massimiliano Bianchi e Danilo Portaluppi sulle dimissioni del sindaco Bagini.Constatiamo con profonda amarezza che dopo mesi, durante i quali si è cercato e richiesto più volte al sindaco dialoghi e confronti, con la finalità di dare nuovo vigore e stimolo a questa amministrazione comunale, i sottoscritti siamo stati sostanzialmente ignorati. Dato che alcuni hanno, con malignità, la memoria corta vi è da sottolineare che: si parlava nella nostra lista di partecipazione e di condivisione. Sul punto solo per essere precisi, si fa presente che nell’ultimo anno la maggioranza si è riunita solo come preconsiglio (negli ultimi mesi neanche questo), nel senso che ogni volta che c’era un consiglio comunale (praticamente una volta in media ogni mese e mezzo) ci si riuniva ed ogni assessore indicava i punti da portare al prossimo consiglio, senza una condivisione anticipata.
Tutto veniva dato per assodato senza un confronto, un dialogo, senza una discussione nel merito. Non solo, ma non si poteva rimanere inerti sulle lamentele che venivano da più parti. I cittadini a noi vicini ci dicevano che avevamo delle responsabilità amministrative, che le azioni di quest’ultimo anno non avevano soddisfatto le legittime aspettative della cittadinanza, che tutto quello che avevamo promesso in campagna elettorale erano vuote promesse non mantenute.
Per due volte ci siamo astenuti, e ci riferiamo al giorno in più del segretario comunale (tranne Portaluppi che ha votato contro) ed alla discussione sulla dismissione della partecipazione della farmacia comunale, sperando che questo potesse essere l’inizio di un percorso diverso: niente.
Il PD già lo scorso anno presentava al sindaco una lettera dove si chiedeva un rinnovamento ed un cambio di passo: niente.
Praticamente i sottoscritti, dopo ulteriori sei mesi, hanno ribadito le stesse cose che diceva il PD: forse il peso specifico è diverso, in base a chi si esprime, a chi avanza una perplessità?
Ci siamo forse dimenticati che il sindaco ha per ben due volte espulso dalla maggioranza il consigliere Portaluppi, quando quest’ultimo, prima del consiglio comunale del 31 agosto scorso, ha sempre votato a favore?
In una sola occasione il consigliere Portaluppi ha votato contro ed ha avuto ragione e cioè non spendere ulteriori somme per il giorno in più in comune del Segretario, preferendo destinare proprio queste somme per spese di maggiore interesse generale.
Mentre gli altri due consiglieri, Di Maio e Bianchi, in questi anni non hanno mai votato contro.
Comunque, andiamo al consiglio comunale del 31 agosto scorso, dove il bilancio è stato approvato e dove erano emersi dei disagi. Si ricorda che le scelte di merito erano state appannaggio solo della giunta.
Pur non essendo compito dei c.d. dissidenti (e cioè Di Maio Portaluppi e Bianchi) chiedere un confronto, è stato chiesto più e più volte un incontro chiarificatore in modo tale, e ciò su basi progettuali, di poter arrivare alla fine della tornata amministrativa.
Praticamente tutto è rimasto inascoltato.
Da venerdì 25 settembre a giovedì 12 novembre, giorno delle dimissioni, c’è stata concessa solo una, e ribadiamo, UNA sola riunione con il sindaco e NESSUNA riunione con la maggioranza al completo. Nel corso di quest’unica riunione sono state presentate delle proposte. Il sindaco si è riservato di rispondere e le sue risposte sono pervenute attraverso la stampa senza essere stati mai più convocati.
Per non essere considerati dissidenti saremmo dovuti rimanere immobili a guardare:
– la vendita della farmacia comunale
– la chiusura del poliambulatorio
– l’inerzia sui lavori di ristrutturazione di villa Venini
– le discutibili affermazioni riguardanti la realizzazione del sottopasso
– le tuttora questioni irrisolte del palazzetto dello sport e della casa di riposo “il Gelso”
– la mancata realizzazione dei nuovi colombari
– il degrado della maggior parte delle strade, e la non curanza del verde vittuonese
– la richiesta di incremento della presenza settimanale (1 giorno in più) del segretario comunale per un considerevole costo annuale aggiuntivo
– La mancata riqualificazione della zona industriale!
– La mancata ristrutturazione delle scuole pubbliche, promessa che in campagna elettorale aveva fatto pendere la bilancia a nostro favore. Ciò sopra elencato esprime solo alcuni punti di disaccordo con l’amministrazione comunale. Tutto questo mentre dei genitori volenterosi imbiancavano le aule scolastiche dei loro figli (azione più che lodevole quella dei genitori). Ricordiamo però che uno dei punti della nostra campagna elettorale era il “NO” alla cittadella scolastica ma la riqualificazione delle scuole esistenti.
Con grande sforzo di volontà si è chiesto di condividere un nome di quelli che componevano la giunta, sottolineando come non volessimo un posto per uno di noi tre. Era sufficiente la scelta di un nome indicato dal sindaco e con noi condiviso.
Essendo stati ormai esclusi da ogni coinvolgimento nelle decisioni prese, ma rappresentando più di un terzo dei consiglieri ritenevamo che la nostra richiesta fosse il minimo indispensabile per poter sia rimanere in una funzionale collaborazione che per orientare le scelte di questa amministrazione sulla base di proposte che rispecchiavano la voce di molti cittadini.
Sia chiaro che la disponibilità non deve essere confusa con diminuzione della determinazione. Una determinazione tesa a riportare quella efficacia dell’azione politica ed amministrativa che aveva animato la prima fase del mandato. Pur con limiti nella comunicazione a cui si stava lavorando per superarli.
Si ricorda come nel mese di ottobre era stata presentata una richiesta di convocazione di consiglio comunale aperto, dove ognuno avrebbe potuto esporre le proprie ragioni davanti ai cittadini e non a mezzo stampa, in modo che la cittadinanza si potesse render conto con i propri occhi di cosa stesse succedendo, ma siamo stati indotti a ritirare tale richiesta poiché il sindaco ha richiesto un parere al prefetto motivando tale decisione col fatto che il presidente non potesse richiedere una convocazione di consiglio comunale aperto e che un consiglio comunale aperto dovesse vertere su temi di rilevanti motivi di interesse per la comunità! E una crisi politica non è un motivo di interesse rilevante?
Chi dunque non voleva il confronto? In ogni caso consci delle controindicazioni delle modalità di richiesta di un consiglio comunale aperto, senza fare drammi, siamo rimasti in attesa di una occasione di confronto, purtroppo sfociata in un nulla di fatto.
Il sindaco ha fatto dimettere Stellini e Papetti, ha fatto entrare in giunta altre persone, e subito dopo si è dimesso.
Che cosa vuol dire? A quale scopo?
Delle due l’una: o si tira dritto per la propria strada con i suoi assessori, spiegando però successivamente alla cittadinanza perché il programma elettorale, o gran parte di esso, non è stato rispettato, oppure si dà nuovo impulso alla propria attività amministrativa, aprendo ad un confronto con tutte le componenti della maggioranza.
Ci viene data la colpa delle dimissioni del sindaco, cosa che noi non abbiamo mai richiesto. A prova di ciò ricordiamo che avremmo potuto ottenerle tre mesi fa all’atto dell’approvazione del bilancio (atto per il quale non siamo stati consultati) dando semplicemente tre voti contrari. Non lo abbiamo fatto per una nostra scelta di responsabilità.
In qualsiasi momento, abbiamo continuato imperterriti a chiedere un incontro chiarificatore, facendo solamente delle richieste facilmente percorribili, praticamente un patto di fine mandato e quella condivisione di un assessore, indicato comunque e sempre dal sindaco, anche esterno e che rappresentasse per noi una figura di garanzia all’interno dell’amministrazione.
Per mero scrupolo si riferiscono i punti di fine mandato: discussione pubblica sulla dismissione delle quote riguardo la farmacia comunale, inizio quantomeno delle piccole ristrutturazioni delle scuole vittuonesi, diretta streaming del consiglio comunale, assemblee pubbliche su argomenti di grande appeal, manutenzione seria delle strade e un c.d. bilancio partecipativo, vale a dire destinare una discreta somma del bilancio per una spesa, facendola scegliere direttamente dalla cittadinanza.
Questo ci è sembrato, nonostante tutto, un indice di volontà di collaborazione e apertura di un nuovo dialogo con il sindaco.
Un ulteriore passo indietro è stato fatto, rimettendo Biagio Di Maio la carica di presidente del consiglio.
Cosa voleva di più il sindaco? L’ultimo paradosso è rappresentato dalle dimissioni del sindaco che hanno colto tutti di sorpresa, anche noi. Però non solo il sindaco si dimette “irrevocabilmente”, dopo aver aggiunto la frase: “però se…”, chiedendo neanche tanto velatamente, le dimissioni da consigliere comunale di Di Maio, di Portaluppi e di Bianchi.
Nessuno si può permettere di pretendere le dimissioni di un consigliere, che ha avuto un mandato popolare dai suoi elettori, senza peraltro dichiarare quali linee programmatiche sarebbero state privilegiate.
Si aggiunga che paradosso per paradosso si è chiesto a chi non ha mai chiesto le dimissioni di nessuno, a chi non ha mai sfiduciato nessuno, di fare un passo indietro e togliere il disturbo, come se cercare di realizzare un programma, annunciato nella precedente campagna elettorale, rappresentasse un disturbo per chi amministra, quasi un fastidio.
Il sindaco evidentemente ha preferito dimettersi piuttosto che giungere ad un utile e possibile accordo. La politica è la terra dei ragionevoli compromessi e non dell’orgoglio personale: le mediazioni servono a sbloccare paralisi, senza togliere dignità a vedute diverse!
E solo per questo oggi non si può che prendere atto della situazione che si è venuta a determinarsi, consapevole che i cittadini, molto probabilmente fra qualche mese, sapranno giudicare e conseguentemente esprimersi.