Ricevo e pubblico questa nota dell’ex vicesindaco Roberto Stellini in merito alle affermazioni di Massimiliano Bianchi, ex consigliere della maggioranza.
Mi sento in dovere di intervenire anche perché il mio nome viene citato su questioni che meritano un chiarimento. L’intervista rilasciata il 18 dicembre da Bianchi, che come tutti ricordano, era il più giovane dei tre “dissidenti” che hanno contrastato l’amministrazione Bagini fino a provocarne la caduta, mi ha lasciato di stucco. A volte non riesco a credere a quello che si legge sui giornali locali e nasce il dubbio che la penna del giornalista abbia voluto esagerare oppure abbia mal interpretato le dichiarazioni dell’intervistato, perché se quello che ho letto rispondesse al vero, c’è veramente di che preoccuparsi, è vero che la politica necessita spesso di scendere a compromessi e a volte di cambiare le carte in tavola, ma speravo che nel nostro piccolo mondo di paese dovessero invece prevalere l’onestà intellettuale, l’etica e il desiderio di fare bene per la comunità. Ma probabilmente mi sbagliavo.
Leggo nell’articolo che ha come attore una persona che in tre anni e mezzo di legislatura non si è praticamente mai visto in Comune, assente perfino a tre consigli comunali consecutivi, che pretende di puntualizzare, di suggerire interventi da fare per il bene del paese, fino ad arrivare addirittura al punto di dichiarare che per una serie di motivi lui ha rifiutato l’assessorato
Dopo tutte le informazioni confuse e devianti circa la verità su questa brutta storia , devo anche sentire questa: ma quando mai nell’intenzione del sindaco Bagini c’era la volontà di nominare assessore Bianchi ? se fosse stato così lo avrebbe sicuramente fatto prima e non dopo tre anni e mezzo di legislatura a poco più di un anno dalle prossime elezioni. Il fatto è invece cheBianchi era diventato improvvisamente il candidato ideale, forzatamente, dopo che i tre dissidenti si erano alleati contro l’amministrazione e il sindaco , per cercare di trovare una soluzione al grave problema che si era generato , fece il tentativo di offrire un assessorato a Bianchi, come richiesto dagli altri due dissidenti, Portaluppi e Di Maio.
Ma non fu così: Bianchi fu chiamato dal sindaco per proporgli l’assessorato, Bagini si accorse subito che non esistevano i presupposti per la nomina, dato che Bianchi diede scarsissima disponibilità di tempo circoscritta alla pausa pranzo, quando tutti i dipendenti comunali e i politici sono ovviamente assenti dal Comune, per 2 ore al martedì pomeriggio (giorno di giunta, e se la giunta fosse durata 4 o 5 ore come spesso accadeva?) e al sabato mattina; alla faccia di volersi impegnare per il proprio paese ! ma non sarebbe stato invece più corretto restarsene a casa e lasciare magari il posto a persone più disponibili?
Causa questo atteggiamento, che apparì quasi come una provocazione, Bianchi fu scartato, non fu lui a rinunciare alla posizione, ma il sindaco si convinse che non era una persona adatta a ricoprire un ruolo strategico e delicato come quello di assessore
Forse il pensiero di Bianchi era quello che fare l’assessore significa fare poco o niente, che non serviva nessuna conoscenza, che si poteva non essere mai presente e prendersi a sbafo l’indennità prevista; come avrebbe fatto una persona senza nessuna esperienza amministrativa e politica a seguire i numerosi fatti e progetti, partecipare alle riunioni, colloquiare con i capi settore di riferimento e con i colleghi amministratori, ricevere i cittadini, definire e raggiungere gli obbiettivi assegnati all’assessorato di competenza?
E addirittura oltre che dare la poca disponibilità di presenza che poi sarebbe stata tutta da verificare visti i precedenti di assenza prolungata nel tempo, non accettò neppure l’affiancamento all’assessore uscente, non comprendendo che la cosa sarebbe stata a suo favore perché lo avrebbe aiutato ad inserirsi nel modo adeguato nell’amministrazione, agevolandolo nel compito, rifiutò tre mesi di affiancamento che sarebbero scaduti a fine 2015.
No, neppure questo, pretendendo anzi che l’assessore uscente dovesse dimettersi subito e magari affiancarlo dopo, non sapendo neppure, a riprova delle sue scarsissime conoscenze amministrative che Stellini una volta uscito essendo assessore esterno, non avrebbe più potuto, perché contro la legge, entrare in Comune per maneggiare e consultare documenti oppure coordinare con i capi settori tutte le informazioni da trasferire a Bianchi per un suo corretto inserimento.
Poi per proseguire il commento all’articolo, da quello che dice voleva già , senza rendersi neppure conto di quello che proponeva, cambiare la composizione degli assessorati, come se parlasse un super esperto in materia, e senza neppure capire che a poco più di un anno dalle elezioni qualsiasi cambiamento avrebbe probabilmente generato problemi ad intralcio dell’amministrazione, e senza sapere che qualsiasi variazione alle deleghe viene a seguito di decisione del sindaco e con la verifica e confronto con la giunta
E poi ciliegina sulla torta, afferma incredibilmente, che se lui fosse stato assessore il Comune poteva aprire al sabato, cioè in pratica dato che lui era disponibile il sabato, tutti i dipendenti comunali e gli amministratori dovevano adeguarsi e venire in Comune al sabato, ma la persona sa che esiste un orario di lavoro? cosa pensava che i dipendenti per accontentarlo si sarebbero precipitati a venire a lavorare al sabato?
E queste sempre secondo lui erano cose che potevano rilanciare l’azione amministrativa di Vittuone.
Ma il più bello ed esilarante è il finale dell’articolo dove si dice che Bianchi è ancora indeciso se impegnarsi in prima persona (come candidato sindaco?), oppure all’interno di una lista.
Quando si dice “il silenzio è d’oro”!
