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Un’arringa lunga e stringente quella che  è andata in scena oggi all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano. L’avvocato Giorgio Bonamassa, difensore dell’ex sindaco Alfredo Celeste, ha parlato diffusamente e a ritmo incalzante, dalle 9,30 alle 17, nella prima delle tre arringhe che si è ripromesso di pronunciare. La requisitoria è valsa a passare in rassegna punto per punto le contraddizioni che, a giudizio del legale, compongono il castello accusatorio. Il quale, secondo Bonamassa, è il risultato di deduzioni incoerenti, ipotesi senza riscontro e suggestioni a pieni mani al posto di fatti precisi e circostanziati. Per esempio ha evidenziato che nella requisitoria del PM prima si parla che Celeste abbia ricevuto da Eugenio Costantino sostegno elettorale, poi politico e poi ancora finanziario. Basta questo, secondo l’avvocato, per inficiare l’accusa è far decadere il capo d’imputazione di corruzione per quale l’ex sindaco risponde.

Anche sul servizio d’ordine che sarebbe stato organizzato in occasione della venuta a Sedriano della allora consigliera Minetti, Bonamassa ha impiegato l’interrogatorio di Costantino in cui era caduto dalle nuvole quando gli era stato chiesto se avesse concorso allo scopo per smontare l’accusa. Bonamassa ha continuato nella sua arringa a mettere in luce le incoerenze e soprattutto a introdurre e sciorinare elementi di fatto e non opinioni per dimostrare l’infondatezza delle accuse. La difesa ha pure consegnato la relazione di fine mandato della commissione straordinaria in cui non c’è traccia di misure volte a bonificare uffici e strutture da infiltrazioni mafiose e neppure di rilievi della Corte dei conti e con il bilancio in salute. La corte si è riservata insieme alle parti civili se accogliere o meno l’atto essendo terminata la requisitoria del PM. Mercoledì 27 gennaio e mercoledì 3 febbraio le ulteriori arringhe di Bonamassa.

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