La politica è l’arte del rendere possibile quel che appare impossibile, ma anche per fare spesso e volentieri il contrario quando magari non è granché convinta. Sennò come spiegare lo sconcertante ritardo nella realizzazione della casa anziani (Rsa)? Infatti l’idea originaria risale alla prima amministrazione Croci quando aveva individuato l’area in via Adamello in San Pietro all’Olmo, poi si sono avvicendate quella del suo secondo mandato, di Pompilio Crivellone, di Luciano Bassani e adesso quella di Yuri Santagostino. Un’attesa lunga quasi vent’anni, ma ancora è ben lontana dal traguardo e intanto tanti anziani si son dovuti rivolgere altrove con tutti gli immaginabili disagi.
Per contro in questi anni si si è dimenticati del progetto è solo negli ultimi mesi della giunta Bassani c’è stata un’accelerazione, ma l’operatore interessato (Anziani 93) non ha presentato progetto rispondente a quanto richiesto dall’amministrazione, ma uno che prevedeva una Rsa da 80 posti e un borgo assistito comprensivo di mini alloggi protetti e di un borgo residenziale. La subentrante giunta Santagostino ha trovato fra l’altro anche le tariffe proposte dall’operatore molto care tanto da fare della Rsa uno scheletro vuoto, una struttura riservata solo alle persone più abbienti. Da qui il braccio di ferro e il ricorso al Tar dell’operatore che proprio in questi giorni l’ha visto soccombente. E ora non ci sono più scuse per trovare una soluzione e realizzare l’opera. Certo bisogna che il tempo utile per appellarsi al verdetto scorra senza che l’operatore impugni il verdetto. Dopodiché la palla passerà alla giunta Santagostino, ma la giocherà per “regalare” la Rsa alla comunità?
