Il parroco don Fabio Turba ha rilanciato l’appello per esortare i cornaredesi ad accogliere e ospitare i cittadini stranieri richiedenti asilo. L’invito è affittare l’alloggio ai profughi e di non preoccuparsi per il canone in quanto è la parrocchia stessa che garantisce il pagamento. Ecco l’appello:Si può rimanere insensibili davanti alle immagini delle centinaia di migliaia di profughi che laceri e affamati camminano lungo le strade di Paesi tanto lontani dalle loro case in cerca di una sistemazione, o davanti agli sbarchi di uomini, donne e bambini che ogni giorno approdano sulle nostre coste o su quelle di Grecia e Turchia?
La risposta è semplice e scontata: no! Rispondendo alle sollecitazioni di alcuni parrocchiani ne ho parlato con il consiglio affari economici delle due parrocchie che hanno dato il proprio assenso.
La casa che fu abitata da don Saulo rimane a disposizione per il sacerdote che il vescovo destinerà alla nostra comunità pastorale.
Rinnovo quindi ancora l’invito fatto in queste domeniche ai fedeli perché valutino la loro disponibilità ad offrire un appartamento arredato il cui affitto sarà a carico della stessa parrocchia, per la durata della presenza degli stranieri (un anno/ un anno e mezzo).
Verificata l’idoneità e la condizione di abitabilità dell’immobile, la Caritas ambrosiana comunicherà alla parrocchia il nominativo dell’ente che si occuperà dal punto di vista logistico dei cittadini stranieri richiedenti asilo che verranno ospitati nell’alloggio parrocchiale identificato.
La distribuzione territoriale dei cittadini stranieri richiedenti asilo, nell’ordine di 4/6 persone secondo la tipologia immobiliare identificata, riguarderà esclusivamente cittadini già presenti nel territorio nazionale, attualmente assistiti nei centri di prima accoglienza e quindi già censiti dalle autorità giuridiche e sanitarie nazionali.
Chi saranno ci si chiede, saranno siriani o palestinesi, oppure verranno ancora da più lontano? Non importa ci siamo poi detti, saranno i fratelli che il Signore e la vita vorranno farci incontrare e amare.
Ed ora concludo questi pensieri ancora con le parole di Papa Francesco tratte dalla bolla di indizione del giubileo “Misericordiae vultus”: È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare dalla comunità sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli… Non possiamo sfuggire alle parole del Signore: e in base ad esse saremo giudicati: se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45). Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato ad uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se saremo stati vicini a chi è solo e afflitto; se avremo perdonato chi ci offende e respinto ogni forma di rancore e di odio che porta alla violenza; se avremo avuto pazienza sull’esempio di Dio che è tanto paziente con noi; se, infine, avremo affidato al Signore nella preghiera i nostri fratelli e sorelle. In ognuno di questi “più piccoli” è presente Cristo stesso. La sua carne diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga… per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura. Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della Croce: “Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”.