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Danilo Patané
Ricevo e pubblico questa nota del coordinatore azzurro Danilo Patané sulla confusione, che, a suo giudizio, regna sovrana in municipio.
Se il comandante ogni tanto fa il mozzo, ben venga o anche al contrario  se il mozzo ogni tanto fa il comandante è plausibile, ma se i ruoli entrano in commistione non si riesce più a distinguere chi fa che cosa mettendo in confusione l’istituzione e soprattutto il rapporto con il personale comunale. Quindi sfidando la popolarità dei “like a prescindere” di Facebook, riflettiamo sul fatto che persino nel settore privato ad esempio anche nel condominio della “sciura Maria” le riparazioni in economia da parte dei condomini vengono sconsigliate e vietate onde evitare problemi di infortunistica, responsabilità civile e garanzia di “opera a regola d’arte”; ma in questo Comune la funzione pubblica viene interpretata a modello 5 stelle,  quindi spesso superando le leggi e i regolamenti che dovrebbero invece guidare gli amministratori pubblici nella forma e nella sostanza.

Dopo lo show del “sindaco operaio” apprendiamo l’avvio della ricerca di due risorse da impiegare come operai temporanei, quindi una volta  fallito il tentativo dei volontari di partito (i NOV), si rinsavisce verso una soluzione che consenta un assetto del gruppo degli operai comunali. In questi perduti mesi di governo almeno due su tre risorse si sarebbero potute affiancare a nuove assunzioni considerando che vi sono stati pensionamenti anche nel ruolo, tuttavia conosciamo il problema e concediamo l’attenuante che la soluzione di questa vicenda così particolare per il Comune di Sedriano non è di facile soluzione, di certo però vi è una responsabilità di mal governo del personale (e non solo in questo settore) se siamo arrivati ad un punto di crisi tale da costringere sindaco ed assessori a farsi carico in proprio di estemporanei interventi surrogando il ruolo degli addetti comunali. Per inciso durante la giunta Celeste gli operai seppur pochi, svolgevano i loro compiti, le piccole manutenzioni venivano fatte, anche se non immediatamente e sopratutto lo scempio dei marciapiedi pieni di erbacce erano episodi rari e del tutto marginali, non come oggi del tutto fuori controllo (vedasi via Falcone Borsellino per fare un esempio significativo). 
Sul disinteresse nel mettere in opera questi interventi dallo smaccato sapore di marketing politico ci permettiamo di dubitare, poiché dopo le bruttissime figure rimediate con l’affare del marciapiede di via Mazzini, la popolarità del sindaco e di questa giunta erano arrivate sottozero, quindi serviva un cambio di fronte in modo tale da far dimenticare all’opinione pubblica quanto accaduto. Ma noi non ci caschiamo e scoperto il trucchetto lo denunciamo senza indugio.
Se poi invece di fare accuse generiche sulle “vergogne del passato” il sindaco avesse il coraggio di essere più preciso e di entrare nel merito degli argomenti, magari con un faccia a faccia, con chi ritiene responsabile di aver commesso vergogne, noi siamo qui pronti ad un dibattito pubblico che naturalmente non avremo mai il piacere di ottenere e di affrontare.

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