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Alfredo Celeste
Il cerchio si è chiuso saldamente. Ci sono voluti ben 5 anni per restituire all’ex sindaco Alfredo Celeste l’onore e l’integrità e sancire altresì che in municipio la mafia non ha mai avuto accesso per buona pace degli oltranzisti, dei promotori di marce e dei persecutori in servizio effettivo permanente. Sì, perché la Procura non impugnando la sentenza di primo grado, in cui l’8 febbraio scorso lo mandava assolto perché ”il fatto non sussiste”, il verdetto, essendo scaduti i termini per l’eventuale ricorso, è diventato definitivo a tutti gli effetti. Celeste esce dunque dal processo pienamente riabilitato e senza macchia. Un curioso destino ha voluto che la vicenda iniziasse nell’ottobre 2012 quando è stato messo dal Gip agli arresti domiciliari e si chiudesse nell’ottobre 2017 quasi a simboleggiare un tempo circoscritto ed estraneo alla sua vera biografia, alla sua storia personale.  

Ma che pure tanto male gli ha fatto. “Si chiude -afferma Celeste– un periodo molto doloroso che ho potuto sopportare grazie alla preghiera, al sostegno dei familiari, degli amici e dei giornalisti equilibrati che hanno saputo distinguere il grano dal loglio. Un ringraziamento particolare va agli avvocati Giorgio Bonamassa, anche se oggi non è più con noi, e a Daniela Torro. La brutta storia mi ha tuttavia insegnato a essere forte e a combattere le ingiustizie”. L’ex sindaco a mente fredda conferma che non è intenzionato a ricalcare la scena politica. “Non credo in alcune istituzioni -puntualizza Celeste– e perciò non intendo ricandidarmi. Ma farò le mie battaglie per affermare la verità che ora è sotto gli occhi di tutti”.  Certo che la traumatica interruzione della legislatura per motivi che in sentenza non hanno trovato riscontro ha cambiato la storia amministrativa di Sedriano. Senza il commissariamento difficilmente oggi alla guida del municipio ci sarebbero gli attuali amministratori. Intanto il pensiero dell’ex sindaco va ai cittadini. “Sono dispiaciuto -continua Celeste– per i sedrianesi per via delle vagonate di fango che sono state ingiustamente riversate sulla comunità. Ho compassione per certi giornalisti che nel tentativo di crearsi un’aureola di grandi cronisti non hanno esitato a scatenare una vergognosa gogna mediatica e a screditare così il giornalismo vero”. L’ex sindaco è amaro, ma risoluto. “La mia vita -puntualizza Celeste– è stata sconvolta, come la sentenza evidenzia, da fatti non sussistenti, ma la tremenda esperienza che ho vissuto mi è servita per ricavare la convinzione che tutti noi abbiamo la forza per reggere il dolore e andare oltre. Per questo, pur potendo andare in pensione, ho continuato a insegnare per testimoniare ai miei alunni che quando si ha la coscienza pulita si  può pure soffrire, ma alla fine ci si alza con più energia morale e determinazione per contrastare le iniquità e le vessazioni”.

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