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Il quadro politico in vista delle elezioni di primavera, anche se faticosamente incomincia a definirsi. Infatti nel centrodestra, salvo che Ermes Garavaglia non faccia un passo indietro, si prospetta, almeno al primo turno, una divisione che rischia di indebolire lo schieramento. La Lega nord e Forza Italia da una parte con candidato sindaco Linda Colombo o Angelo Cozzi, Bareggio nel cuore e Fratelli d’Italia (ma potrebbero aggiungersi in corsa le liste civiche Io amo Bareggio e Bareggio 2013) dall’altra con candidato Garavaglia. Se dovessero andare alle elezioni in ordine sparso le ipotesi che una delle due compagini s’imponga al primo turno  appare un’ipotesi improbabile. Sul versante del centrosinistra la candidatura del sindaco uscente Giancarlo Lonati non raccoglie unanimi consensi nella sezione del Pd, ma lui tira dritto e minaccia di creare una lista civica se non dovesse essere riconfermato alla guida della compagine.
I suoi oppositori temono che non abbia grande appeal per intercettare voti fuori dal perimetro di riferimento. Può darsi, ma a guardare i numeri delle votazioni del 4 marzo ha buone chance, sempreché Io amo Bareggio non prenda le distanze come si vocifera, per andare al ballottaggio. Il problema semmai verrà dopo. Sì, perché molto difficilmente riuscirà a imbarcare alleati per il vuoto che è riuscito a fare attorno a sé a cominciare dalle liste civiche Voi con noi e In volo. I 5 Stelle, che sembravano intenzionati ad allearsi con il gruppo di via Matteotti 23, si sono invece risolti, anche per il diktat dei vertici provinciali, di correre in solitudine. Una scelta dettata forse dal calcolo sin troppo ottimistico che i voti presi alle nazionali si travasino pari pari e gli assicurino il ballottaggio e sulla scia pescando nel bacino del Pd e delle liste civiche sbaragliare gli avversari. Chi conosce le dinamiche locali sa che le cose a livello comunale vanno diversamente. Eppoi non hanno neppure il candidato, poiché risulta che né Simone Ligorio, né Flavio Ravasi né tantomeno Francesco Ippolito siano disponibile all’investitura. Il gruppo di Matteotti 23 è aperto al dialogo e lavora per includere nuovi alleati, ma se dovesse fallire come sembra l’intesa con il M5S i suoi sforzi rischiano di non sortire grandi risultati. 

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