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Alfredo Celeste
“Certo che neppure le sentenze riescono a convincere  colpevolisti  e giustizialisti a prescindere che la realtà non è quella che si sono immaginati e vorrebbero che fosse. E insistono tenacemente per sostenere il contrario di quello sostenuto dai giudici a discapito della più lapalissiana evidenza”. Alfredo Celeste non ci sta alla ricostruzione che viene fatta nella rubrica “Blog mafie” nel sito di Repubblica in cui vengono dette cose che non hanno trovato alcun riscontro nel procedimento giudiziario. “L’articolo -puntualizza Celeste– si sforza di dimostrare  il contrario della verità inoppugnabile della sentenza assolutoria nei miei confronti del febbraio 2017 a opera del Tribunale di Milano, e cioè che non vi è stata nell’amministrazione comunale di Sedriano nessun reato né tantomeno alcun condizionamento  particolare. Quello che, invece, è molto evidente -prosegue Celeste– è che il sottoscritto ha subito un’ingiustizia terribile che ha cambiato la sua vita e quella degli altri a lui vicino.
Quello, inoltre, che appare evidente è che tutta la comunità sedrianese aveva tutto il diritto di essere governata dagli amministratori regolarmente eletti nel giugno 2009 e non da tre commissari prefettizi, che hanno piegato un Comune, sino al loro arrivo, fiorente e dinamico. Ma il tempo aggiusta tutto. Attendo anche la replica del nostro primo cittadino che, ritengo, sarà molto indignato nel leggere che il suo Comune è territorio di ‘ndrangheta, non ieri ma proprio oggi, così come potete leggere nella parte finale dell’articolo di Sandro De Riccardis“. 

Ecco le puntualizzazioni richieste da Celeste a Repubblica rettifica e completamento delle informazioni omesse  e/o non corrispondenti al vero in merito all’articolo “Il record di  Sedriano, primo in Lombardia”, a firma di Sandro De Riccardis pubblicato il  2 ottobre 2018 on  line, in bella evidenza nella pagina centrale, nella rubrica “ Blog Mafie” di Attilio Bolzoni.  

In particolare per i seguenti passaggi virgolettati
          “Per anni feudo leghista-berlusconiano”:  dopo oltre venticinque anni di centro sinistra l’elezione del 2009 elegge una giunta di centro destra .  Altro che feudo  leghista-berlusconiano!
          L’imputazione di Alfredo Celeste (poi ritenuta insussistente dal Tribunale di Milano) è di “corruzione  per atti contrari ai doveri d’ufficio ” per promesse comunque non realizzate,   e non per   voto di  scambio, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa, come erroneamente indicato nell’articolo.
          Consiglio di Stato: “la commissione prefettizia evidenzia la peculiarità con cui si manifestava in Lombardia il fenomeno mafioso, contraddistinto dall’esigenza di fare affari in  modalità definita sotto traccia, scrivono i giudici del Consiglio di Stato” Peccato che di  tutto questo  non vi è traccia nel  documento del  Consiglio di Stato e, probabilmente,  è un’estrapolazione di altro.
          Il Sindaco Alfredo Celeste è stato assolto non solo in primo grado ma  in via definitiva,   perché la Procura Generale e la  Procura milanese non hanno impugnato la sentenza .  L’assoluzione è stata con formula piena, ai sensi primo comma  art 530 cp.p. e non per il secondo (insufficienza di prove), perché “Il fatto non sussiste”, particolare dimenticato (??) dall’articolista. Per quanto riguarda la trasmissione degli atti alla Procura per “presunte  irregolarità sull’appalto comunale del verde”,  da risultanze ufficiali, incontestabili,  non risulta indagato per nessun reato.
          “Oltre la verità processuale”, scrive inoltre De Riccardis, come se tutto il dibattito processuale, con l’esito che conosciamo, non contasse nulla ai fini della smentita della relazione  della commissione prefettizia che, attingendo “ossequiosamente” a piene mani all’imputazione iniziale  degli inquirenti,  introducendo  proprie deduzioni e congetture, oltre a   fatti contrari  al vero (per questo vi è davanti al Gip di Milano un  prossimo giudizio  per falso ideologico)  hanno indotto e il Tar e il Consiglio di Stato, pronunciatosi  prima della sentenza penale,  a  respingere  l’opposizione allo scioglimento.
          “Intesa tra organo di vertice e alcuni amministratori pubblici con consorteria criminale”:  questa ipotesi non era stata  avanzata nemmeno dalla Procura nella sua richiesta al Gip di provvedimenti cautelari,  né tantomeno  introdotta  nella  fase successiva di dibattimento. E’ una invenzione della commissione prefettizia, puntualmente smentita dal Tribunale di Milano sezione ottava.
          “Ora facciamo gare pubbliche per  qualsiasi forniture”.. riporta l’articolista dando voce all’attuale sindaco.  Spiacente deludere: anche prima le gare erano tutte pubbliche e nell’ambito delle norme previste, come confermato dal perito della procura e dall’assenza, ovviamente, di qualsivoglia interferenza nella assegnazione degli appalti.
          “intanto Sedriano resta territorio di ‘ndrangheta, con altre inchieste della direzione  distrettuale antimafia  che lo indicano come base logistica del traffico di cocaina e degli affiliati alle più importanti cosche radicate al nord” sentenzia  deciso l’autore dello sfortunato e maldestro articolo che ha confuso  Sedriano con  altri paesi viciniori (Arluno, Bareggio) , questi sì  teatri di importanti  operazioni  di contrasto alla criminalità organizzata. In Sedriano non vi è mai stata traccia di consorterie o “locale”, episodi riconducibili a clan, o attività collegabili  ad azioni mafiose,  se non  la normale routine di commissione di reati di un piccolo paese di provincia.
          In definitiva, come lo stesso Consiglio di Stato ha più volte sentenziato,  circa gli scioglimenti dei consigli comunali , quali  “atti di alta discrezionalità politica”,   il caso Sedriano rappresenta proprio uno  di questi.
 “Repubblica”, dimostratasi  sin dall’inizio della mia vicenda personale (ottobre 2012) colpevolista e giustizialista  oltre ogni  misura lecita,  in un soffio di buona coscienza professionale  poteva, all’indomani di una chiarissima sentenza di assoluzione,   rappresentare invece   la grave e drammatica vicenda di ingiustizia che ha colpito un innocente,  troncandogli  vita, interessi ,  carriera, dignità  e quant’altro si possa immaginare. Poteva evidenziare le storture di una proceduta giudiziaria che, come si è visto, è risultata errata e superficiale e  prendere  posizione, a ragion veduta,   contro il grave atto di un’estromissione della volontà popolare con i suoi eletti,  per favorire l’insediamento in Comune, con incredibili pieni poteri ,  di burocrati e funzionari  lautamente ben pagati.
Così non  è stato.
Con riserva di ulteriori azioni a tutela della mia  reputazione e onorabilità.

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