Latest News

Posts 3 Column Slider

Latest News
Ruggiero Delvecchio (Forza Italia), consigliere comunale, non  ci sta che il Comune abbia dato il patrocinio per la presentazione  del libro dal titolo Zaré che, a suo giudizio, getta discredito sull’Arma dei Carabinieri. E in questo noto che ricevo e pubblico ne spiega le ragioni. Da pochi giorni è trascorso il “giorno della memoria” e a Settimo Milanese pare che qualcuno la memoria l’abbia persa o che gli si sia offuscata; il 23 febbraio verrà presentato in biblioteca, con il patrocinio del Comune, un libro che getta discredito verso l’Arma dei Carabinieri, accusati di essere dei disinvolti pistoleri. Queste accuse vengono mosse men che meno da ex brigatisti rossi della colonna Walter Alasia, protagonisti di una copiosa scia di delitti di sangue perpetrati in Milano e provincia dal 1977 al 1981. Il Comune di Settimo e il sindaco giovane di sinistra, commettono un grave anzi gravissimo errore nel prestare il proprio patrocinio a questo evento “porcheria” ammantato da una falsa valenza culturale di un libro pubblicato, ovviamente, dalla casa editrice di Renato Curcio

Terribile la locandina della biblioteca comunale dove oltre ai “carabinieri sceriffi”, non c’è nessuna specifica del ruolo di brigatista del Serafini. Il tutto a pochi metri dal luogo dove venne ucciso il brigadiere Lino Ghedini, quale capo pattuglia di un’autoradio, alla identificazione del conducente di un’autovettura. All’atto del controllo, questi si rilevò essere un pericoloso latitante già appartenente alla formazione di estrema sinistra “Gruppi d’Azione Partigiana” (GAP). Il latitante non esitò a sparargli contro numerosi colpi che lo ferirono mortalmente e che procurarono lesioni all’altro componente dell’equipaggio. Il brigadiere morì poco dopo. Era il lontano 19 febbraio 1977. Negli anni ’70 – ’80 in Italia si è combattuta una guerra civile, che ha visto opporsi il paese civile con le sue forze dell’ordine, ai “compagni che sbagliano”, ossia criminali sanguinari che hanno mietuto centinaia di vittime innocenti. Queste spregevoli persone se non ancora in galera, devono almeno rimanere in un silenzio rispettoso nei confronti della memoria e delle sofferenze inflitte sia ai vivi che ai morti a cagione della loro attività “rivoluzionaria”.

Lascia un commento