Ricevo e pubblico questa lettera della lettrice, che si firma Desirèe Cappelletti, in cui parla dei cambiamenti intervenuti nella comunità vittuonese nel tempo e degli effetti non proprio virtuosi che si sono innestati, anche per “concorso di colpa” delle amministrazioni comunali che si sono succedute. Un affresco del degrado ambientale e culturale di Vittuone, ma vale per gran parte delle realtà urbane italiane. L’aria fresca e frizzante che parrebbe essere il preludio della primavera, a volte porta con sé i ricordi ormai sbiaditi di un tempo ormai lontano in cui la gente di Vittuone conosceva valori purtroppo oggi quasi sconosciuti, l’altruismo, la solidarietà, il rispetto per le persone e per l’ambiente. Vittuone è cresciuta molto nel corso degli anni, si è data una veste nuova nuove o meglio gliel’hanno data le giunte che si sono via via succedute nel tempo e tutte chi più chi meno hanno sostituito gran parte del suo terreno agricolo con case, molte case, popolate per lo più da persone provenienti dalla grande città o da altre regioni, non che questo sia un stato globalmente parlando un male.
Ma è innegabile che il modo di pensare e di vivere della gente autoctona sia stato gradualmente rimpiazzato da un più moderno, se così vogliamo chiamarlo, modello di vita, così laddove ci si conosceva tutti, ora si incontrano persone che non si conoscono ma che abitano in paese da anni, le consolidate abitudini, di sedersi fuori dalla propria abitazione a chiacchierare del più e del meno, si sono perse dietro le porte chiuse delle nuove e confortevoli abitazioni che il progresso ci mette a disposizione, all’interno delle quali ognuno celebra giorno dopo giorno il trionfo dell’io personale e cosi accade che anziché confrontarsi vis a vis ci si ritrova sulla piazza virtuale del paese (Facebook) a parlare, ma sarebbe meglio dire scrivere del più e del meno dei problemi, delle curiosità e delle amenità, dove ognuno mette in piazza in modo più o meno velato i propri sentimenti, le proprie emozioni o semplicemente il desiderio sopito di appartenere ancora a una comunità. Ma questa “virtualità“ ha un suo prezzo da pagare, l’empatia, le emozioni che ognuno di noi sarebbe potenzialmente in grado di offrire, si disperdono sulla tastiera e nella realtà magari non siamo più grado di offrire aiuto a chi ne ha bisogno, anche banalmente aiutare una persona, anziana o no che sia che inciampa e cade poco distante noi e guardiamo il fatto con conclamata indifferenza come la più assoluta normalità attenti viceversa a rispondere al ben più importante messaggio del social network del momento, un’indifferenza che assume contorni ancora più marcati se poi si va ad analizzare lo stato del paese stesso e del suo territorio, il gratta e vinci o il pacchetto di sigarette gettati con assoluta nonchalance per le vie del paese, quasi come gesto di assoluto disprezzo verso il luogo che ti ospita, un disprezzo che trova il suo massimo apice nella campagna e nei fontanili ridotti sistematicamente a discariche a cielo aperto, fontanili che sono stati per decenni il simbolo di quella cultura contadina che ha costituito l’ossatura di questo paese e dal quale i nostri avi hanno tratto quei valori precedentemente citati e per i quali ormai quasi nessuno si sente ormai di combattere e si assiste alla processione di gente che per i motivi più vari cammina lungo questi posti ignorando l’incuria quasi come se non esistesse realmente e cosi parafrasando Neruda lentamente muore, lentamente muore lo spirito con il quale le vecchie generazioni vivevano, certamente per la gran parte prive di mezzi, povere, ma ricche proprio di quello spirito che anche nelle condizioni di povertà le portava al rispetto di tutto, delle persone e dell’ambiente e cosi capita che anche chi sia deputato alla guida si appiattisca al modus operandi di un politica dedita più che altro all’immagine di facciata che alla concretezza dei fatti e non esulano da questo contesto, se non con qualche lodevole eccezione le varie associazioni sociopolitiche che anziché costituire una sorta di baluardo contro questo decadentismo socioculturale diventano una sorta di club privé dei quali però non si capisce quali sia il contributo portato dai suoi membri. Viviamo in una società malata e parte della malattia consiste nell’inconsapevolezza di essere malati.
