Lo scontro fra maggioranza e minoranza diventa sempre più aspro e ogni forma di mediazione e confronto appare oggi azzerata. La dimostrazione del modus operandi della maggioranza è data, secondo l’opposizione ViviAmo Vittuone, dallo spirito di rivalsa con cui ha inteso gestire le commissioni. Infatti nella passata amministrazione la presidenza della commissione finanze è stata affidata a Claudia Bagatti, allora consigliera di minoranza, e la vicepresidenza del consiglio comunale dapprima a Antonio Miglio e dopo le sue dimissioni a Simone Zangrandi, entrambi esponenti dell’opposizione. Ora con l’amministrazione Comerio si cambia completamente registro.
“La maggioranza – aggiunge ViviAmo Vittuone – ha scelto di tenere per sé sia la presidenza sia la vicepresidenza del consiglio comunale, oltre alle presidenze della commissione finanze e della commissione statuto e regolamenti. Alle minoranze sono state lasciate soltanto le vicepresidenze delle due commissioni.
Tutto perfettamente legittimo. Ma è altrettanto legittimo chiedersi quale idea di partecipazione e di confronto democratico ci sia dietro queste scelte. Perché le minoranze non sono ospiti tollerati nelle istituzioni. Rappresentano cittadini, hanno ricevuto un mandato elettorale e svolgono una funzione fondamentale di controllo e di proposta”.
E, a suo giudizio, le conseguenze di quest’atteggiamento pigliatutto è sotto gli occhi di tutti.
«L”ultimo consiglio comunale – chiosa ViviAmo Vittuone – è stato la rappresentazione plastica di questo atteggiamento: 18 emendamenti respinti con un unico voto, nessun confronto nel merito da parte della maggioranza sulla revoca del PGT e una sindaca che, su una scelta fondamentale per il futuro del territorio, non è intervenuta, lasciando la parola a un assessore esterno non eletto. Non è una questione di poltrone. È una questione di come si intendono le istituzioni. Perché c’è una contraddizione evidente: si vogliono occupare tutti gli spazi istituzionali, ma quando quegli spazi richiedono confronto, spiegazioni e assunzione di responsabilità politica, troppo spesso manca la voce di chi è stato eletto per governare.
La democrazia non si esaurisce nel diritto della maggioranza di decidere. Si misura anche nella capacità di ascoltare, confrontarsi e riconoscere il ruolo di chi rappresenta posizioni diverse. Il potere si prende con i numeri. L’autorevolezza, invece, bisogna guadagnarsela».