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Aveva proprio ragione Max Weber, sociologo, laddove segnalava che i burocrati sono “specialisti senza spirito, edonisti senza cuore”.

E già, come definire altrimenti i burocrati protagonisti dell’invio della tessera sanitaria a mia madre, deceduta nel maggio 2018, all’età di 89 anni?

Se oggi fosse viva avrebbe 96 anni e sarebbe già un bel traguardo, ma così non è, purtroppo.

Il grottesco è che nella lettera si evidenzia addirittura che se “alla scadenza (maggio 2031 quando mia madre avrebbe avuto 101 anni), se saranno confermate le condizioni per l’assistenza sanitaria, Le verrà inviata una nuova tessera”.

C’è da chiedersi come mai l’Agenzia delle Entrate non sapesse che la destinataria della tessera era deceduta?

Chi doveva comunicarglielo e magari non l’ha fatto?

Tuttavia, al di là delle congetture, resta aperto l’interrogativo: come mai a nessuno dell’ente in questione è venuto in mente di controllare, prima del tragicomico pasticcio, vista l’età, se mia madre fosse in vita?

Un brutto, triste, sconfortante episodio che solo una burocrazia pasticciona e superficiale.

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