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Alfredo Di Lisa ricorda con questa riflessione l’attrice Adriana Asti, una grande artista che non si è mai atteggiata a diva, che ha portato in scena, in Settimo Milanese; “La locandiera” di Carlo Goldoni.

Con profonda emozione e sincero dolore salutiamo Adriana Asti, una delle voci più alte e intense del teatro e del cinema italiano, ma per chi scrive soprattutto una cara amica. Una donna con cui ho condiviso momenti di rara bellezza, intellettuale e umana.

Adriana non era soltanto un’interprete di straordinario talento. Era una donna fuori dal tempo e dalle mode, capace di unire fascino naturale, rigore artistico e profonda cultura. La sua voce, inconfondibile, sapeva accarezzare e trafiggere; il suo sguardo, velato di ironia e malinconia, raccontava più di mille parole. A teatro, al cinema o nella vita, Adriana era sempre Adriana: autentica, libera, imprevedibile. Mai scontata.

Nel lontano 1988 ebbi l’onore e il privilegio di portarla a Settimo Milanese, in un evento che ancora oggi molti ricordano con emozione. Portò in scena “La locandiera” di Carlo Goldoni, regalando al nostro pubblico una serata memorabile, dove il teatro divenne incanto. Il suo modo di “abitare” il personaggio di Mirandolina fu una lezione di stile, misura e profondità. Fu uno dei momenti più alti della vita culturale della nostra città.

Adriana amava il teatro come si può amare solo ciò che si conosce profondamente. Aveva lavorato con i più grandi – Luchino Visconti, Giorgio Strehler, Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci -, ma non si atteggiava mai a diva. Era, piuttosto, una sacerdotessa del palcoscenico, capace di trasformare ogni apparizione in un rito di bellezza e verità.

Eppure, oltre all’artista, resta per me il ricordo luminoso della donna e dell’amica: ironica, intelligente, generosa. Con lei si poteva parlare di tutto, dall’arte alla vita, dalla poesia alla politica, e sempre con uno sguardo laterale, mai banale. Era capace di sorprenderti, anche nel silenzio.

Oggi la sua scomparsa ci lascia un vuoto, ma anche una responsabilità: quella di non dimenticare, di custodire e tramandare il suo esempio. Di continuare a credere in un’arte che non si piega all’effimero, ma che educa, eleva, commuove.

Adriana Asti è stata una delle ultime grandi Signore del teatro italiano. A lei va il nostro saluto commosso, il nostro affetto sincero e la gratitudine per ciò che ci ha donato.

Che la terra le sia lieve.

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