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Ogni occasione è buona per Alfredo Di Lisa, che si definisce socialista, artigiano della politica e testimone attento del consiglio comunale. E sì, la seduta di ieri sera del civico consenso gli ha offerto lo spunto per scatenare la sua vis polemica. Stavolta se l’è presa con i due consiglieri comunali di Fratelli d’Italia (Roberta Guida e Franco Severino), rei, ai suoi occhi, di aver presentato un’interrogazione e poi non presentarsi in aula per discuterla e per di più, sempre a suo giudizio, senza neppure dare una spiegazione ufficiale della defezione nei loro social.

Ed ecco il suo affondo.

Nemmeno uno straccio di giustificazione. Come se fosse una riunione di condominio a cui si può rinunciare per stanchezza o per il mal di pancia. Eppure proprio loro, così pronti a fare video, post che ricordano le aperture di sezioni o di incontri con il politichino di turno, quando arriva il momento di confrontarsi, votare, parlare, tacciono. E spariscono. È il solito modo di fare politica da tastiera, fatta di slogan e polemiche, senza la minima responsabilità istituzionale.
E lo dico con un pizzico di sarcasmo: stavolta non bisogna nemmeno arrabbiarsi troppo con loro.
Grazie alla loro assenza, il consiglio si è risparmiato le solite brutte figure a cui ci avevano abituato: nessun discorso senza senso, nessuna sceneggiata da bar, nessuna caduta di stile.
Solo silenzio. E per una volta, decoroso.

Ma attenzione: l’assenza non è mai neutra. L’assenza è un segnale. E il segnale che avete dato, consiglieri Saverino e Guida, è devastante: non vi interessa. Non sapete. Non siete all’altezza.
E allora permettetemi un invito schietto, diretto, senza giri di parole: DIMETTETEVI.
Fate un passo indietro, e almeno una volta, fate un gesto che abbia un senso. Riconoscete con un briciolo di onestà quella che è, ormai da mesi, la realtà più lampante a chiunque segua i lavori del consiglio: la vostra totale mediocrità politica. Perché si può sbagliare, si può anche imparare.

Ma persistere nell’irrilevanza e nella superficialità è diventato un danno per l’istituzione che rappresentate e un insulto all’intelligenza degli elettori che vi hanno dato fiducia. Chi non partecipa, chi non studia, chi non interviene, non rappresenta nessuno. E il consiglio comunale non è un palcoscenico per selfie, ma un luogo dove si lavora, si porta il peso delle decisioni, e si onora – con fatica – il mandato ricevuto.
Se non ci riuscite, se vi pesa troppo, se vi annoia, fate spazio a chi ci crede ancora

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