Non devono avere, da quel che appare, le idee chiare in municipio sulla gestione dei lavori di via Santo Stefano. Dapprima si son detti favorevoli a un incontro con i residenti per fare il punto della situazione, ma poi sono ritornati sui loro passi. Troppo per non accendere gli animi, già surriscaldati dal modus operandi del Comune La rabbia è montata sulla scia dell’ordinanza del 2 aprile che disciplina la viabilità in via Santo Stefano, che più che migliorare le cose ha finito per peggiorarle enormemente. Eppure – dicono – il 5 marzo scorso – il sindaco Linda Colombo e l’assessore Raffaella Gambadoro durante il sopralluogo nel cantiere ci avevano promesso un incontro per darci conto della viabilità nel contesto con la precisione che non conoscevano. Da allora il silenzio tanto che ieri (venerdì 4) hanno protocollato la richiesta della loro disponibilità all’incontro, anche per stamattina (sabato 5). Ma senza alcun riscontro. Una situazione surreale. Ci son voluti anni per mettere mano alla realizzazione della strada e quando finalmente si è materializzata sono insorte criticità assurde da scatenare la rabbia dei residenti, che nessuno ascolta tanto da sentirsi presi in giro. Ma quali sono le criticità che denunciano con forza? Anzitutto la disparità di trattamento tra i residente delle vie perpendicolari alla via Santo Stefano: alcuni possono parcheggiare sotto casa, altri no. I posteggi sono inferiori alle necessità e, a loro giudizio, vanno incrementati, anche in considerazione che quelli previsti si sono ridotti di numero per errore nelle misurazioni. Il senso di marcia in via Santo Stefano è da rivedere nel tratto fra le vie Gioberti e Santo Stefano per scongiurare disagi e permettere l’accesso da via San Protaso e l’uscita in via Gioberti. La pista ciclabile va messa in sicurezza nel tratto in cui non gode di protezione rispetto ai parcheggi. Infine la pendenza della strada è così inclinata da far pensare che in caso di intense piogge possa generare disagi e danni alle abitazioni. I residenti non mollano, sono fortemente mobilitati e pronti a tutto per far valere le loro richieste, che trovano giuste e legittime. Non intendono – dicono – pagare le conseguenze di scelte approssimative e senza alcun confronto. Chiedono – insomma – condivisione e concretezza.
